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Gli archeologi dell'Università di Perugia riportano alla luce templi vecchi di 5mila anni

Sono rientrati in Italia i ricercatori impegnati nella missione archeologica congiunta Università degli Studi di Perugia e Sapienza Università di Roma, sul campo nell’Iraq Meridionale presso il sito di Tell Zurghul, l’antica città sumerica di Nigin

Sono rientrati in Italia i ricercatori impegnati nella missione archeologica congiunta Università degli Studi di Perugia e Sapienza Università di Roma, sul campo nell’Iraq Meridionale presso il sito di Tell Zurghul, l’antica città sumerica di Nigin. A co-dirigere la spedizione i professori Andrea Polcaro e Davide Nadali, rispettivamente dell’Ateneo di Perugia e di quello romano: con loro Alessandra Caselli, neo-laureata magistrale, e la laureanda Martina Pignattini, entrambe archeologhe del Corso di Laurea in Archeologia dell’Università degli Studi di Perugia, con tesi di laurea incentrate sull'archeologia del Vicino Oriente antico; quattro studenti della Sapienza Università di Roma e due volontari di altri atenei, oltre a tecnici nel campo della fotografia e topografia archeologica.

In questa seconda campagna di scavi sono continuate le indagini in particolare nell’Area A – già scavata in precedenza, ai piedi della collina principale al centro dell’insediamento (il Mound A), dove è stato riportato alla luce un edificio interamente costruito in mattoni crudi e datato attorno al 3000 a.C., un periodo della Mesopotamia ancora poco conosciuto a livello storico.

Nelle tre stanze sino ad ora investigate, interpretate come vani di stoccaggio di provviste, sono state ritrovate delle grandi giare dipinte, di ottima fattura e perfettamente conservate. Nella seconda area di scavo, aperta proprio quest’anno, sulla sommità del Mound A, si è invece iniziato ad esporre il tempio della dea Nanshe, divinità legata alle acque, la cui presenza era conosciuta da numerose iscrizioni cuneiformi dei re dell’antico stato di Lagash, ritrovate a Tell Zurghul ed in altri siti della regione, alcune delle quali conservate al Museé du Louvre a Parigi. Tra i ritrovamenti più importanti una splendida placchetta a stampo in argilla raffigurante un toro androcefalo, essere apotropaico che apre le porte del cielo nella mitologia mesopotamica.

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