Da oggi esami a rischio anche a Perugia: perché scioperano i professori universitari

Da oggi esami a rischio in decine di università italiane, per la sessione autunnale dell’anno accademico 2016-2017, a causa di uno sciopero proclamato da 5444 professori e ricercatori universitari e ricercatori di enti di ricerca, di 79 atenei

Da oggi esami a rischio in decine di università italiane, per la sessione autunnale dell’anno accademico 2016-2017, a causa di uno sciopero proclamato da 5444 professori e ricercatori universitari e ricercatori di enti di ricerca, di 79 atenei.

Lo sciopero è stato proclamato lo scorso luglio dal Movimento per la dignità della docenza universitaria e riguarderà il periodo compreso tra il 28 agosto e il 31 ottobre 2017 (appunto la sessione autunnale dell’anno accademico 2016-2017). Coordinatori della protesta sono i professori Carlo Vincenzo Ferraro (Politecnico di Torino), Carmela Cappelli (Università di Napoli Federico II), Carla Cuomo (Università di Bologna); Paolo D’Achille (Università Roma Tre).

I professori che hanno aderito allo sciopero si asterranno dal tenere il primo degli appelli degli esami già programmati, per la durata massima di 24 ore, corrispondenti alla giornata fissata per il primo degli appelli che cadano nel periodo 28 agosto-31 ottobre. Tutti gli esami corrispondenti verranno, di conseguenza, spostati all’appello successivo, che si terrà regolarmente. Verrà assicurata in ogni caso la tenuta di almeno un appello degli esami nel periodo 28 agosto-31 ottobre e, pertanto, nelle sedi in cui i calendari degli esami prevedano un solo appello per gli esami in questo periodo e questo cada nel periodo anzidetto, i docenti si asterranno dal tenere l’appello, per la durata massima di 24 ore corrispondenti alla giornata fissata, ma sarà chiesto alle strutture degli atenei di competenza di fissare un appello straordinario dopo il quattordicesimo giorno dalla data del giorno dello sciopero. Verranno assicurati tutti gli esami al di fuori del periodo 28 agosto-31 ottobre e verranno assicurate inoltre tutte le altre attività istituzionali.

L’astensione, hanno spiegato gli organizzatori della protesta,

“è finalizzata ad ottenere l’adozione di un provvedimento di legge, in base al quale:  1) le classi e gli scatti stipendiali dei professori e dei ricercatori universitari e dei ricercatori degli enti di ricerca italiani aventi pari stato giuridico, bloccati nel quinquennio 2011-2015, vengano sbloccati a partire dal 1 gennaio del 2015, anziché, come è attualmente, dal 1 gennaio 2016; 2) il quadriennio 2011-2014 sia riconosciuto ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal 1° gennaio 2015”

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“Tale manifestazione conflittuale - scrivono gli organizzatori - è conseguenza di una vertenza che si trascina senza esito apprezzabile fin dal 2014, come testimoniano numerose lettere firmate da 10000 o più professori e ricercatori universitari e ricercatori di enti di ricerca italiani: lettera al Presidente del Consiglio del 2014, lettera al Presidente della Repubblica del 2015 (che la trasmise, cogliendone la rilevanza, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), altre due lettere al Presidente del Consiglio nel 2016 (in seguito alle quali una nostra delegazione è stata ricevuta da delegati della Presidenza del Consiglio il 30 novembre 2016). Un incontro avvenuto il 27 marzo 2017 tra una nostra rappresentanza e tre delegati della ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca lasciava presagire qualche sviluppo positivo, ma poi, dopo un successivo incontro del 7 giugno scorso (ottenuto solo dopo tre richieste al MIUR, in data 20 aprile, 11 maggio e 21 maggio scorsi, al fine di avere risposte), non si è avuto alcun riscontro”.

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