Un incontro per caso con il grande e controverso Mike Tyson. Il racconto dell'assisiate Barbara Betti

“All’Aeroporto di Singapore abbiamo incontrato Mike Tyson. Stavamo ritirando i bagagli e, quando l’ho visto e riconosciuto, gli ho chiesto di poter fare una foto insieme con mio marito"

Mike Tyson non è la belva che i media ci hanno raccontato. Lo dimostra la prossima iniziativa di ritorno sul ring per incontri con Biggs e con Holyfield (quello cui staccò un orecchio a morsi). La finalità dell’eccezionale “ritorno” (non certo un “rientro”) è quella di raccogliere fondi per aiutare gli Stati Uniti a combattere contro il terribile coronavirus. I suoi soprannomi, tutti poco lusinghieri, fanno riferimento a una presunta e incontrollabile “bestialità”. Malgrado tutto, però, "Iron Mike" (ma anche "The Baddest Man on the Planet", "Kid Dynamite" e "King Kong" è considerato uno dei migliori pesi massimi nella storia del pugilato. E la sua fama negativa (con un fondo di veridicità) è stata probabilmente amplificata a fini mediatici.

“Altro che mostro! Ho avuto modo d’incontrarlo e mi è sembrato una persona sensibile e cordiale”. Parola di Barbara Betti, assisiate di origine, oggi globe trotter per il mondo insieme al marito italo-statunitense, Mike Petrosino, docente presso le scuole Usa sparse per il globo. La penultima esperienza didattica, alla scuola americana di Singapore, è durata ben nove anni. E Barbara, con i bambini, segue e asseconda le attività coniugali in nome degli affetti e dei valori familiari. Racconta Barbara, che ci chiama al telefono da Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti (dove si trova dall’agosto 2019): “All’Aeroporto di Singapore abbiamo incontrato Mike Tyson. Stavamo ritirando i bagagli e, quando l’ho visto e riconosciuto, gli ho chiesto di poter fare una foto insieme con mio marito (vedi scatto in pagina)”.

Come ha reagito?
“La prima reazione è consistita in un certo imbarazzo. Tyson sembrava quasi stupito che lo avessimo riconosciuto e che intendessimo scambiare qualche parola cordiale con lui”. Aggiunge: “La sorpresa lo ha spinto a prendere il telefono, ma senza usarlo: come per fare qualcosa, per tenere in mano un diversivo e togliersi dall’impaccio. Poi è stato cordiale e disponibile”.

Impressioni immediate? “Non mi è sembrato il gigante che mi ero immaginata. Un uomo di normale altezza, anche se di corporatura eccezionalmente robusta”. Di cosa avete parlato? “Gli ho raccontato la mia passione per la noble art, essendo cresciuta in una famiglia di pugili: il papà Marcello, lo zio Graziano, mio fratello Daniel. Insomma, lattata a pane e… guantoni”. 

Mike Tyson conosceva tuo fratello Daniel?  “Francamente no. Gli ho raccontato della partecipazione di Daniel alle Olimpiadi di Atene del 2004 e del suo infortunio al ginocchio”. Ha dimostrato interesse? “Certamente, anche perché Daniel era un peso massimo, come lui”. 

Ha commentato? “Mi ha confessato di provare un rammarico: quello di non aver fatto l’esperienza della boxe olimpica. Percorso attraverso il quale è passata gran parte di campioni internazionali”. Insomma: ti è parso una persona abbastanza “normale”? “Normalissima e anche rispettosa. Ho l’impressione che il cliché appiccicatogli addosso sia solo una delle tante sfaccettature che fanno capo a una personalità complessa. Una persona la cui violenza e rudezza è probabilmente legata a carenze di carattere affettivo, all’origine da una famiglia povera e vissuta in ambiente degradato (il ghetto nero di Brooklyn), a un’esistenza difficile che gli ha fatto maturare rancore verso il mondo”.

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Certo che di pazzie ne ha fatte parecchie. “Dicono però che sia anche uomo di grande tenerezza. Un esempio in tal senso è fornito dalla sua intensa passione per i piccioni (tuttora vive in una casa con una colombaia sul tetto). Fin da bambino amava allevare e osservare questi volatili urbani che si spostano da un building all’altro, misurandone i tempi di percorrenza e le attitudini. È una passione diffusa negli Stati Uniti e praticata da barboni, come da intellettuali e convinti animalisti. In una intervista, Tyson ha infatti raccontato che la sua prima scazzottata avvenne a 10 anni, quando un ragazzo staccò la testa a un suo volatile con cui partecipava alle gare di piccioni viaggiatori”.
Salutandoci, Barbara, da tifosa incallita del ring, cosa dici ai tuoi connazionali circa l’annunciato ritorno di Iron Mike? “Assisteremo con interesse solidale a questa riapparizione del 53.enne Mike Tyson che torna a calzare i guantoni per una giusta causa”.

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