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Gestiva un bazar della droga ed era armato: condanna esemplare per lo spacciatore

L'imputato è stato condannato a sette anni e due mesi di reclusione per detenzione di droga e armi e a otto mesi per ricettazione

Era finito in carcere con l’accusa di detenzione di armi e droga ai fini di spaccio, un giovane residente a Perugia ma di origini bulgare; oggi il primo collegio del tribunale di Perugia lo ha condannato a sette anni e due mesi di reclusione e a otto mesi per ricettazione. Una doppia condanna per il trentenne, finito nei guai in seguito a un blitz delle forze dell'ordine.  

Nel vano ascensore della palazzina in cui risiedeva, gli agenti scovarono un ingente quantitativo di droga occultata, mentre in garage saltarono fuori attrezzi da lavoro, provenienti da qualche furto. I fatti risalgono allo scorso gennaio; il giovane viene trovato in possesso della chiave che apriva la serratura della porta di accesso al vano macchine dell’ascensore, in cui dentro sono stati ritrovati dagli inquirenti svariati grammi di sostanza stupefacente, che secondo l’accusa, sarebbero appartenuti all’imputato.

A seguito della perquisizione in casa sua, sono stati ritrovati una pistola (con numero di matricola illeggibile perché abrasa), caricatore per fucile e frammenti di hashish e marijuana. All’interno della cabina dell’ascensore, nascosti sotto la plafoniera della luce, sono stati rinvenuti dagli agenti di polizia altri etti di sostanza stupefacente.

Secondo l’accusa, la droga nascosta nel vano ascensore sarebbe imputabile al giovane, in quanto “soggetto non autorizzato ad accedere all’impianto, ma comunque trovato in possesso della chiave. Nel capo di imputazione si legge: “l’entità dei quantitativi e le modalità di occultamento, dirette ad evitare di farsi sorprendere con notevoli quantità di droga nel proprio domicilio, conservandole tuttavia nella propria sfera di controllo". Ancora secondo l’accusa,  visti i quantitativi di droga di varia tipologia, rinvenuti. il giovane sarebbe legato ad ambienti criminali. Il pm Lidia Brutti, in udienza preliminare, aveva disposto per il giovane la misura cautelare del carcere e non degli arresti domiciliari in quanto l'appartamento nel quale viveva, sarebbe stato la base delle sue presunte attività di spaccio e quindi soggetto a reiterare il fatto. L’imputato è difeso dall’avvocato Luca Gentili. 

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