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Umbricellum: "Legge contro la democrazia, ecco cosa succede se dovesse essere considerata incostituzionale"

Intervista a Michele Ricciardi, l'avvocato che insieme ai legali Felice Besostri e Giuseppe Pennino ha presentato il ricorso contro l'Umbricellum, la nuova elegge elettorale umbra

“Antidemocratica, è questa l’unica parola per definirla”. Un commento duro e che non trova repliche quello dell’avvocato e segretario regionale di Scelta Civica, Michele Ricciardi, il quale ha depositato oggi, 31 marzo, al Tribunale Civile di Perugia il ricorso contro la legge elettorale regionale, insieme ai legali Felice Besostri e Giuseppe Pennino.

Una “legge che viola l’a, b, c della Costituzione e del concetto di democrazia e che per questo abbiamo deciso di combattere con decisione, ricorrendo all’unico mezzo a noi possibile: il tribunale”. Spiega l’avvocato infervorito contro chi ha votato a Palazzo Cesaroni “questa vera e propria ingiustizia nei confronti dei cittadini”. “Sono tanti i punti che appaiono assolutamente incostituzionale e che assomigliano in maniera allarmante al Porcellum”.

Parti contestate - "Partiamo dal premo di maggioranza - spiega il legale - senza fissazione di una soglia minima, per poi passare all’inedita clausola “salva alleati” che permette ai piccoli partiti di ottenere due seggi, sui 12 presenti che andranno alla coalizione vincente, avendo ottenuto il solo 2.5%. Ma non finisce qui, perché i cittadini umbri si potrebbero trovare di fronte a una assegnazione squilibrata di 'poltrone', senza se e senza ma. Il perché è servito. In primo luogo se la coalizione vincente riuscisse a prendere, per assurdo, il 70 per cento di preferenze, la sua rappresentabilità  al Governo regionale rimarrebbe comunque sempre e soltanto del 60 per cento. Questo perché a palazzo Cesaroni non potranno prendere posto più di 12 consiglieri 'vincenti'. Basta, inoltre, - spiega infine Ricciardi - un semplice 'votino' in più, perché uno dei due candidati possa essere 'incoronato' presidente. Ma ricordate la spartizione dei seggi rimarrà sempre uguale 12 a uno e 8 all’altro, anzi 7, visto che il presidente “perdente” entrerà automaticamente in consiglio regionale per il solo motivo di aver corso".

Bye, bye quindi all’articolo 48 della Costituzione italiana. Si passa “dal voto è personale ed uguale” a “le minoranze contano ben poco”, calpestando il principio basilare “bisogna garantire la presenza di tutti i partiti e agevolare la governabilità”. Insomma sembra proprio che l’Umbricellum sia pronta a dar vita a un Consiglio regionale tale e uguale al Parlamento italiano, dove i voti presi dai partiti alle nazionali del 2013, diretta espressione del popolo, non sembrano essere ben rappresentati a Montecitorio, a causa proprio della spartizione dei seggi.

Tempistiche – Non è detta che si vada al voto con l’Umbricellum, potrebbe anche succedere che il giudice del Tribunale possa decidere immediatamente. Ipotesi lontana, ma pur sempre fattibile. Altra ipotesi, nettamente più realistica, è che venga chiesto alla Corte Costituzionale di esprimersi in merito. Qualora i giudici dovessero bocciare la nuova legge elettorale, a quel punto, il consiglio regionale potrebbe essere sciolto con un decreto amministrativo, provvedendo a una più attenta e democratica ripartizione dei seggi di palazzo Cesaroni.

A sostegno del ricorso si è formato un nutrito gruppo tutto di esponenti politici e cittadini: 3 deputati (Galgano di Scelta Civica, Gallinella e Ciprini del Movimento 5 Stelle), 3 consiglieri regionali (Stufara di Rifondazione Comunista, Sandra Monacelli dell’Udc e Orfeo Goracci di Comunisti Umbri), 2 candidati alla presidenza della regione (Amato De Paulis e Giampiero Prugni), 2 consiglieri comunali di Perugia (Franco Ivan Nucciarelli di Perugia Rinasce e Armando Fronduti di Forza Italia), rappresentanti del Comitato per la Democrazia in Umbria (Michele Guaitini e Andrea Maori segretario e tesoriere di Radicaliperugia.org, Leonardo Triulzi di Alternativa Riformista e Luigino Ciotti di Sinistra Anticapitalista), il professor Mauro Volpi, esponenti dell’Italia dei Diritti, del Comitato Popolo Sovrano, di Rigenerare la Democrazia, di Progetto Terni e 50 cittadini comuni.

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