Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Umbria, la sentenza. In farmacia la marijuana è troppo cara, lui la compra dal pusher: arrestato per spaccio, assolto dal tribunale

Terni, quarantenne fermato dai carabinieri con due etti di “erba”: “Ecco la ricetta del medico”, ma finisce in cella. La sentenza del giudice: il fatto non costituisce reato

È una sentenza destinata a segnare un precedente importante quella firmata dalla dottoressa Francesca Scribano, giudice del tribunale di Terni. Che ha assolto con formula piena “perché il fatto non costituisce reato” un quarantenne ternano arrestato dai carabinieri dopo essere stato trovato con oltre duecento grammi di marijuana. “Erba” che però l’uomo era legittimato a possedere in virtù di una ricetta medica che ne prescriveva l’uso terapeutico.

Una mattina di circa tre anni fa, l’uomo si presenta in farmacia per acquistare marijuana a scopo terapeutico così come prescritto dal medico. La sostanza viene utilizzata per curare alcune patologie come avviene in Umbria per circa 120 pazienti (i numeri sono in costante aumento) trattati con cannabis. Al momento di regolare il conto, l’uomo verifica che il costo applicato è di 23 euro al grammo.

Sul “libero mercato” la stessa sostanza è reperibile a circa 7 euro al grammo e così il quarantenne decide di procurarsi la marijuana rivolgendosi ad un pusher. Acquista oltre 200 grammi di marijuana e risale in macchina. Durante il tragitto, nei pressi di Narni, viene però fermato per un controllo dai carabinieri.

All’alt dei militari, scende dall’auto e dice – spontaneamente – di avere con sé la sostanza stupefacente. “Ecco la ricetta del medico”, spiega ai militari che però procedono con gli accertamenti di rito. Scatta dunque anche una perquisizione domiciliare e, come fato in precedenza, l’uomo consegna ai militari cinque piante d’erba e un bilancino elettronico. La conclusione delle verifiche è pressoché scontata: l’uomo viene messo in manette e portato nel carcere di vocabolo Sabbione.

Resta dietro le sbarre per quattro giorni ma le sue condizioni di salute peggiorano a vista d’occhio proprio per l’impossibilità di assumere il farmaco. A questo punto, il suo legale – avvocato Marco Marchioli del foro di Terni – ottiene la concessione degli arresti domiciliari. E ora, dopo tre anni e mezzo, si è concluso il processo.

Durante il procedimento però non emergono fatti tali da poter ipotizzare ragioni economiche che giustifichino l’accusa di spaccio né agli atti del processo ci sono prove che confermino questa attività.

“La sostanza - si legge nelle motivazioni della sentenza depositata i primi giorni di settembre - non era suddivisa in dosi pronte allo spaccio” e inoltre “la tesi difensiva in merito alla destinazione della sostanza ad uso esclusivamente personale è comprovata dalla documentazione in atti e, in particolare, da una ricetta medica con cui, circa un mese prima dei fatti, veniva prescritta all’imputato l’assunzione di un preparato a base di cannabis per la cura di una neuropatologia, a sua volta attestata da documentazione medica”.
Il giudice aggiunge ancora che “il quantitativo rinvenuto non appare incompatibile con un uso diretto, seppure prolungato nel tempo da parte dell’imputato” le cui condizioni economiche “appartenente a nucleo familiare agiato e in possesso di stabile attività lavorativa, non sono oggettivamente incompatibili col valore della droga rinvenuta e non escludono che (...) fosse in condizione di precostituirsi una scorta di sostanza per l’uso futuro”.

Da qui, anche in considerazione del fatto che l’uomo risultava incensurato, la decisione del giudice Scribano di assolvere l’imputato con formula piena perché il fatto non costituisce reato.

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