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Cronaca

Umbria, la storia: "Stavo per morire dissanguata, poi è arrivato il mio angelo custode e mi ha salvata"

L’incidente in via Carrara a Terni, i soccorsi, i giorni in ospedale e tanti messaggi d’affetto. Roberta Caracciolo racconta la sua avventura: “Vedevo le facce impaurite dei medici, ma nella vita bisogna trovare sempre il lato positivo”

Il telefono squilla, poi risponde. “Roberta, come sta?”. “Non bene, ancora faccio fatica a muovermi. Per me è strano… Pensi, mi chiamano Robottina, perché non mi fermo mai”. E invece stavolta si è dovuta fermare.

roberta caracciolo-2Sono passati quasi trenta giorni da quel pomeriggio del 2 giugno. Roberta Caracciolo, titolare di un importante salone di bellezza a Terni e presidente della sezione acconciatori di Confartigianato, sta attraversando via Carrara. Sta andando all’inaugurazione di un altro salone, aperto da una ragazza che ha seguito nel percorso per l’ottenimento della qualifica professionale. “Stavo camminando, avevo in mano una bottiglia di champagne…”, e all’improvviso il buio.

Investita da un’auto, si ritrova a terra, in una pozza di sangue. “Non sono svenuta, il ragazzo che mi ha investita è sceso di corsa dall’auto, è venuto verso di me e mi ha detto che mi avrebbe aiutata ad alzarmi”.

Cosa che fortunatamente non è accaduta. Perché un paio di auto più indietro c’era quello che Roberta definisce il suo “angelo custode”. Lei ancora non lo sa, ma si tratta di un medico: Antonio Luparelli, giovane chirurgo vascolare del Santa Maria di Terni, che la soccorre e chiama il 118. Cerca di tranquillizzarla e di avere un quadro della situazione. Che è piuttosto grave: Roberta ha il naso fratturato, nell’impatto ha perso i denti e ci sono nel suo corpo altre fratture. “Soltanto dopo alcuni giorni, quando l’ho rivisto – racconta – mi ha detto che stavo morendo dissanguata”.

I soccorsi arrivano velocemente, intanto il chirurgo ha cominciato a “riallineare” il corpo di Roberta con il suo collo. I medici del 118 l’attaccano all’ossigeno e le prendono il cellulare, componendo l’ultima telefonata che ha fatto. Dall’altra parte del filo risponde la ragazza che stava preparando l’inaugurazione del suo negozio, che in un attimo si precipita sul luogo dell’incidente. “Per lei doveva essere un giorno di festa e invece… Pensi, ancora mi dice di sentirsi in colpa. Ma quale colpa? La colpa non è di nessuno”. La folla di curiosi comincia a raggrupparsi e qualcuno la riconosce.

“Vedevo le facce impaurite dei medici e degli altri e cominciavo a capire che la situazione era piuttosto seria”, racconta Roberta, che viene portata in ospedale dove resterà per quindici giorni.

Da questo momento in poi, viene “investita” una seconda volta, ma da una valanga di affetto. “Tra i dolori e i pianti, ho visto davvero tanto amore”. Clienti, amici, colleghe: “A volte ancora piango per i messaggi d’affetto che ho ricevuto. Alcuni non li cancellerò mai perché sono la testimonianza di tante persone che mi sono state vicine e che ancora lo sono”.

“Sono una miracolata – dice oggi Roberta, alle prese con la sua convalescenza – Ma ho davvero capito che nella vita bisogna sempre guardare il lato positivo. Anche alle collaboratrici del mio salone, dico sempre che le clienti, nonostante quello che è successo, devono entrare e respirare un clima di serenità. Spiego loro che non devono parlare dell’incidente. Basta dire che sto meglio, che sto guarendo. Per il resto, che parlino di sole, di estate di vacanze…”.

“Ringrazio Dio”, dice ancora. Per poi aggiungere una parola sui giovani. “Sono trentadue anni che ho la mia attività. Le mie collaboratrici sono giovani. Si danno davvero da fare, soprattutto in questo periodo. SI parla tanto dei giovani che non hanno voglia di lavorare, di fare nulla. Io ho un figlio di 35 anni: ecco, questa esperienza mi ha anche insegnato che i ragazzi invece vanno valorizzati, vanno portati a dare il meglio di loro. Grazie a tutti – conclude – perché ho ricevuto una immensa dimostrazione di affetto”.

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