Speciale farmaci anti-Covid19 | Via libera alla sperimentazione del Ruxolitinib: i riscontri positivi su pazienti e sulla tenuta terapia intensiva

L'Umbria è da settimane molto attenta sulla sperimentazione di questo farmaco dopo i risultati ottenuti da una equipe toscana di Livorno

Via libera ad una sperimentazione controllata anche in Umbria, e nel resto del Paese, del farmaco ruxolitinib in pazienti colpiti da severa reazione infiammatoria da COVID-19 che presentano insufficienza respiratoria ma non necessitano di ventilazione assistita invasiva. Il medicinale è stato approvato dall’AIFA e sarà disponibile per tutti centri ospedalieri italiani in seguito a richiesta del medico. Normalmente  ruxolitinib  è utilizzato in ambito ematologico ed è indicato per il trattamento: della splenomegalia o dei sintomi correlati alla malattia in pazienti adulti con mielofibrosi primaria (nota anche come mielofibrosi idiopatica cronica), della mielofibrosi post policitemia vera o mielofibrosi post trombocitemia essenziale.

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È inoltre approvato per il trattamento di pazienti adulti con policitemia vera che sono resistenti o intolleranti a idrossiurea.  L’azienda che produce il farmaco ha spiegato di essere al corrente dei primi pazienti COVID-19 positivi affetti da insufficienza respiratoria trattati con ruxolitinib da parte di alcuni ospedali italiani in modalità off label, previa autorizzazione. Positivo è stato il riscontro ricevuto dai centri ospedalieri che riferiscono di un  miglioramento clinico soggettivo dei pazienti dopo la somministrazione del farmaco. Novartis ha sin da subito aperto il dialogo con le Autorità Regolatorie per garantire un utilizzo del farmaco all’interno di studi clinici o protocolli controllati di uso compassionevoli.

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Per queste ragioni Novartis ha annunciato anche l’avvio di un nuovo studio clinico internazionale, in cui sono coinvolti alcuni centri italiani, per valutare la somministrazione di ruxolitinib in pazienti con reazione immunitaria grave ed eccessiva, chiamata tempesta di citochine associata a COVID-19. La tempesta di citochine è un tipo di grave reazione immunitaria che può derivare dall'infezione da coronavirus e può contribuire a problemi respiratori nei pazienti con COVID-19. L'evidenza preclinica e report clinici preliminari suggeriscono che il farmaco potrebbe ridurre il numero di pazienti che necessitano di terapia intensiva e ventilazione meccanica.

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L'Umbria è da settimane molto attenta sulla sperimentazione di questo farmaco dopo i risultati ottenuti da una equipe toscana di Livorno. "I pazienti già trattati - spiega il dott. Enrico Capochiani - avevano malattia di recente insorgenza con dati clinici confermanti la polmonite da Covid-19, ma con un quadro ancora non evoluto verso la respirazione polmonare assistita, anche se le condizioni cliniche facevano già intravvedere il ricorso imminente alla terapia intensiva ed una prossima intubazione. Il primo paziente trattato è in procinto di superare qualunque forma di respirazione assistita, la seconda è in deciso miglioramento e gli ultimi due, che hanno iniziato da poco, sembrano seguire il medesimo decorso. In questa prospettiva i dati che la letteratura scientifica ha presentato nelle ultime settimane, sembrano suggerire che i quadri Covid-19 che evolvono negativamente con necessità di supporto rianimatorio, abbiano molte caratteristiche simili alle reazioni immunitarie derivanti da patologie ematologiche e che, conseguentemente, possano essere efficaci i medesimi trattamenti".

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