EDITORIALE L'insostenibile leggerezza dei dati nazionali sul Covid che equiparano l'Umbria alla Lombardia

Ecco perché, su basi consolidate, la nostra regione virtuosa e a bassissimo rischio (per ora) non può essere umiliata da un attacco non giustificato e male spiegato dalla task-force sanitaria del Ministro Speranza

Dire, citando calcoli freddi senza una reale spiegazione tecnica, che l'Umbria - in piena Fase 2, quella della ripartenza - è paragonabile per potenziale rischio contagio nel presente e in prospettiva alla Lombardia, come fatto dalla task-force sanitaria al servizio del Ministro Speranza, non può altro che essere definito un grave e ingiustificato attacco nazionale all'Umbria.

Un danno di immagine pericoloso che rischia di azzerare definitivamente quel poco di turismo estivo che ci aspettavamo e ci meritavamo sul campo sia perchè siamo stati, noi, tra i più bravi in Italia, a contenere il contagio (lo dicono i dati di due mesi e non di una settimana, lo dimostrano i casi reali e quanti sono i pazienti in terapia intensiva, lo dicono i guariti) che per le caratteristiche di un territorio che permette grandi spazi e borghi favolosi dove gli assembramenti non sono possibili né all'ordine del giorno. Un attacco bello e buono. Ora bisogna capire se è politico e mirato (a pensare male si fa peccato ma...). Oppure si tratta, come speriamo, di un uso distorto dei calcoli e dei numeri che non rendono giustizia alla realtà dei fatti. Ma anche di una lettura superficiale dei giornaloni che hanno trattato l'argomento.

Ecco prendiamo i numeri veri, quelli reali, quelli che hanno portato alla ribalta l'Umbria come terra sicura. Quelli che le testate internazionali hanno utilizzato per invitare i turisti nella Fase 2 ad andare in Umbria per le vacanze. Nella piccola Umbria si viaggia intorno agli 800 tamponi al giorno con tanto di punte fino a 1600. Dalla metà di febbraio ne sono stati fatti qualcosa come 55.956 tamponi; solo ieri ben 800. I positivi sono stati complessivamente ad oggi qualcosa come 1424 persone, attualmente ancora malati sono 94. Mai numero così basso a fronte di 1257 guariti e 73 deceduti. Su oltre 100 posti in terapia intesiva solo 2 sono gli attuali ricoverati. Il sistema delle quarantene, con tanto di indagine per risalire ai vari contatti con persone positive, ha funzionato alla grande: ben 20.032 persone uscite dall’isolamento e attualmente 600 sono quelle attenzionate. Chi può vantare questi numeri? Pochissimi territorio in Italia. Non certo i nostri confinanti di Marche e Toscana, eppure inserite in una classifica rischio contagi nettamente migliore della nostra. Assurdo? Sì.

A grandi linee però questo è stato il giudizio finito in pasta ai media nazionali da parte della task-force, ovvero da coloro a cui stiamo affidando la nostra vita sociale ed economica (sic): "Umbria, la classificazione settimanale è passata da bassa a moderata (probabilità moderata/alta di aumento di trasmissione ed un basso impatto sui servizi assistenziali) per un aumento nel numero di casi ed un Rt >seppur in un contesto ancora con una ridotta numerosità di casi segnalati e che pertanto non desta una particolare allerta".

Ma questo giudizio (non accettabile) è il frutto  del monitoraggio  fatto in una singola settimana che va dal 4 al 10 maggio. L'Umbria era a contagio zero da tempo o al massimo i positivi si contavano sulle dita di una mano. Accade, in quella settimana, che l'Umbria fronteggia il più piccolo focolaio del mondo, quello della lillipuziana cittadina di Giove, nel ternano. La solerte task-force nazionale, basandosi solo sui freddi numeri, seppur minimali, emette il giudizio che finisce, in maniera superficiale e pericolosa, sui titoloni dei giornali (non sul nostro): Umbria equiparata nella fascia di rischio della Lombardia, insieme al povero Molise,  piccola regione, che ha avuto la sfortuna quella settimana di avere un po' di contagiati per via di un assurdo funerale a Campobasso con assembramenti.

Ci hanno fatto diventare un lazzaretto potenziale del Coronavirus non spiegando e non dicendo la verità, ma come sempre utilizzando una statistica estemporanea. A Giove la zona rossa non c'è più. Oggi in Umbria su 800 tamponi solo due positivi e zero decessi. Ma siamo come la Lombardia. Danno economico, di immagine enorme. Ma se questo accade all'Umbria potrà, se continua questo metodo nazionale inadeguato, penalizzare altri territori virtuosi che hanno avuto la sfortuna di passare da 0 a pochi casi in una settimana particolare.

Come può essere l'Umbria con 2 contagi paragonata alla Lombardia che ne ha avuti 399 (in 24 ore), 39 morti e 268 persone in terapia intensive? Il grave è che questi calcoli, come detto dal ministro Speranza, sono fondamentali per decidere il futuro economico e sociale del Paese: "Uno strumento fondamentale per la gestione della fase 2. Se dovessero esserci segnali di allarme i decisori politici a livello nazionale e regionale saranno in grado di intervenire nel più breve tempo possibile".

Non si gioca sulla pelle delle persone nel periodo più difficile della storia degli ultimi 80 anni. L'Umbria come la Lombardia perché a Giove, piccolo comune ternano, i positivi scoperti sono stati una quindicina in diversi giorni, un picco di 7 in un giorno? E tra l'altro, l'analisi non lo dice, ma prontamente è scattata la zona rossa ed ora tutto è stato arginato, tanto è vero che si è tolto questo provvedimento politico-sanitario.

Ma cosa dicono i "capoccioni", per dirla alla perugina, quelli che hanno studiato su questo calcolo a cui tiene tanto il Ministro Speranza? Citiamo prima il corriere dell'Umbria e poi alleghiamo un video di Sky.

Premessa: il dato dell'Rt si calcola come differenziale sulla base del numero dei contagi dei giorni precedenti.

Spiegazioni dell'esperto: "La 'colpa' dell'Umbria è di essere stata a contagio praticamente nullo già dai primi di Aprile, e tanto bene il report di cui sopra è stato compilato sulla base dei dati di un paio di settimane fa, proprio nei giorni in cui arrivavano i tamponi dalla zona rossa di Giove. Parliamo di numeri piccolissimi, ma che hanno registrato un rialzo considerevole rispetto a 1-2 positivi al giorno della settimana precedente. Di contro, la Lombardia scendeva da oltre 1500 positivi/giorno a 800/1000 nella settimana del report, e paradossalmente questo corrispondeva a un Rt molto basso".
 

Conclusione: "Da qui i valori apparentemente paradossali dell'Rt, la cui interpretazione doveva e poteva essere però spiegata un po' meglio, sia nel report dell'ISS che negli articoli (soprattutto i titoli) pubblicati poco fa da Repubblica e Corriere della Sera".

Ribadisco: non si gioca sulla pelle delle persone, dei territori. E' in ballo il nostro futuro. Giù le mani dall'Umbria. La politica resti fuori dall'emergena Covid. Siamo piccoli, poveri e arrabbiati ma non siamo né stupidi né pronti ad essere sacrificati.

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