Terapia Intensiva, in Umbria i posti sono 77 e in caso di emergenza fino a 104. All'appello mancano i 50 promessi da Conte-Arcuri

I dati parlano chiaro e smentiscono in parte quelli circolati sui giornali nazionali. La Regione ha potenziato. Mentre il Piano del Governo affidato al Commissario Arcuri è in ritardo rispetto alla preventivata seconda ondata dei contagi

La pandemia di Coronavirus, per quanto grave, non è quel virus letale che in tante pellicole made in Usa hanno sbancato i botteghini del cinema. Non ci trasforma in zombi o annienta il 98 per cento della popolazione. Nella realtà questa malattia ancora poco conosciuta è molto contagiosa, ma con una mortalità bassa. Le vittime al 98 per cento dei casi hanno patologie pregresse serie e l'arrivo del Covid fa ulteriormente peggiorare il quadro clinico. Non è un caso che il 60 per cento dei nuovi casi è completamente asintomatico in Umbria.

Di questa malattia si guarisce: oltre 2mila guariti contro 91 morti. Ma il vero dramma sociale del Covid è che più sale il contagio più si sottraggono posti in terapia intensiva, da noi come nel resto del mondo. Terapie intensive ridotte all'osso - per risparmiare - che devono accogliere anche tutto il resto di malati in condizioni gravi per via di incidenti o di malattie che fanno una strage maggiore del virus "cinese". Ecco il pericolo di questa pandemia: bloccare ospedali, assistenza, ambulatori e posti di rianimazione. E questo vuol dire mandare in tilt il sistema sanitario e provocare indirettamente una serie di morti maggiore rispetto a quelli del Covid. Immaginate chi ha un tumore, una leucemia.

Non sfugge a nessuno che tutto ruota, almeno al momento, ai posti in terapia intensiva. Il Sole 24 Ore, in una inchiesta, ha messo l'Umbria in fondo alla classifica e quindi a rischio chiusura Covid. Ma non sono 70 i posti, ma 77 quelli ufficiali. Non cambia poco perché sono stati realizzati in poco tempo tutto a spese della Regione dopo anni di tagli selvaggi a livello nazionale e regionale. Nell'inchiesta è stato omesso un particolare importante che ha permesso alla nostra regione di superare meglio di tante altre regioni la prima ventata di pandemia.

L'assessore regionale Coletto lo ha ribadito con una nota ufficiale: durante la fase acuta dell’epidemia sono stati allestiti 104 posti letto per l'intensiva. "Come già accaduto - ha continuato Coletto -  durante la fase più critica dell’epidemia, il Sistema sanitario regionale, qualora fosse necessario, è in grado di garantire un numero più elevato di posti letto di terapia intensiva che potranno essere allestiti in aree che per poter soddisfare i requisiti vigenti, necessitano di lavori di ristrutturazione edile, come l’adeguamento impiantistico, elettrico, aeraulico, antincendio, gas medicali". Insomma la Regione e la sanità umbra hanno reagito per quello che hanno potuto. Ma la domanda è un'altra, in fatto di terapie intensive, che fine hanno fatto i posti promessi dal Governo anche per l'Umbria con il Decreto Rilancio di giugno? Era stato promesso che i nosocomi di casa nostra avrebbero avuto addirittura 127 letti di terapia intensiva. Ne mancano all'appello 50".

La verità è che nonostante la seconda ondata di Coronavirus - prevista da tutti gli esperti del globo - in autunno, la macchina del Commissario nazionale Arcuri non è stata un razzo. Tutti i Governatori lo hanno ammesso: "L’iter procedurale messo a punto proprio dal Commissario non ha ancora consentito di dare concreto avvio agli interventi previsti nel Piano". Forse a fine mese l'iter sarà concluso e si potrà avviare all'ampliamento dei posti da qui alla fine dell'anno. 

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