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No al lockdown | Terni protesta e scende in piazza in 800, a Perugia pochi e senza organizzazione

Più rabbia sui social che in piazza. Nel ternano massimo rispetto delle norme anti-contagio ma tanta disperazione e voglia di non morire né di Covid né di fame

Più rabbia sui social che nelle piazze. Almeno per adesso. Se molte piazze d'Italia sono esplose, anche in maniera violenta, contro il semi-lockdown imposto fino al 24 novembre dal Governo Conte, in Umbria c'è stata poca voglia di scendere in piazza e protestare per questo giro di vite su attivita commerciali e tempo libero dei cittadini. A Perugia gravi problemi di organizzazione: in piazza italia un centinaio di persone si erano radunate dopo il tam-tam su facebook ma si è fatto poco e niente. 

Nessuno ha preso in mano le redini della manifestazione. Poche persone e mal organizzate. Mentre è andata meglio a Terni dove la Questura ha ammesso che c'erano più 800 cittadini che hanno protestato ma rispettando sia le norme anti-contagio che il livello di civiltà della protesta. Presenti, in gran numero, gli imprenditori che temono di dover chiudere la propria attività o negozio. Di altre proteste spontanee non si ha conoscenza nel perugino. Mentre si stanno mettendo in moto le associazioni di categorie: dal mondo agricolo a quello dei locali pubblici e artigiani. 

A TERNI - Lo slogan più urlato è stato: “Così muoiono le attività commerciali”. Il presidio si è svolto in modo totalmente pacifico. "Libertà, libertà" più volte è stato intonato questo coro nel corso della serata. I presenti si sono poi spostati verso corso Tacito e poi ancora sotto palazzo Spada, dove è stato anche cantato l'inno di Mameli. Diversi gli interventi di alcuni tra i partecipanti che hanno manifestato il proprio dissenso per le decisioni adottate.

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