L'ANALISI DEL CNR "La provincia di Perugia può raggiungere, prima in Italia, la stabilizzazione dei casi"

Il professore Giovanni Sebastiani dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo "Mauro Picone", Consiglio Nazionale delle Ricerche (il Cnr) ha analizzato i dati di tutte le province d'Italia

"Teniamo duro, ora più che mai"; "Rispettiamo le norme, queste settimane saranno cruciali"; "Non vanifichiamo gli sforzi e i sacrifici fatti fino ad oggi". Frasi che dalla settimana di Pasqua, ormai alle spalle, sono state rilanciate senza sosta da sindaci, task-force sanitaria regionale e dagli stessi vertici della Regione dell'Umbria. Non erano e non sono formulette di rito, ma hanno dietro uno studio di dati molti importanti che fanno intravedere finalmente la luce in fondo a questo assurdo e drammatico tunnel chiamato coronavirus. Almeno a livello regionale. Bisogna rispettare le regole, oggi più che mai, per due buoni motivi: il picco è passato, la discesa dei nuovi contagi è importante e il dato, su percentuali "sostenibili" si sta consolidando. Secondo motivo: la battaglia non è per nulla vinta perchè senza un comportamento resposanbile - in assenza di un vaccino -, pur nella graduale riapertura fondamentale, per arginare i danni dello tsunami economico, si rischia un ritorno di fiamma del virus come è accaduto già in altri territori del mondo.

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Il professore Giovanni Sebastiani dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo "Mauro Picone", Consiglio Nazionale delle Ricerche (il Cnr) ha analizzato i dati di avvicinamento al fine settimana di Pasqua di tutte le province d'Italia sui contagi. Ed è arrivato a questa conclusione che fa ben sperare per l'Umbria, in particolare per la provincia di Perugia. "L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 98 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita - ha scritto nella relazione pubblicata dal sito www.scienzainrete.it - C’è una provincia che sembrerebbe poter a giorni raggiungere per prima la stabilizzazione del numero dei contagiati, quella di Perugia, come si può osservare dalla figura 1. Naturalmente vedremo cosa succede nei prossimi giorni. Notiamo invece alcuni segni preoccupanti di eccesso di contagiati osservati rispetto al modello logistico negli ultimi giorni per 40 delle 98 province che hanno raggiunto il picco, come ad esempio la provincia di Brescia".

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Anche a Terni e provincia la situazione è nettamente migliore rispetto al resto del Paese. Se non ci fosse in atto il focolaio di Giove - situazione complicata in tutto l'Orvietano - molto probabilmente anche questo territorio sarebbe in linea con la provincia di Perugia. Ma la frenata dei contagi è netta come dimostra sempre il grafico elaborato dal professor Sebastiani del Cnr.

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La tack-force sanitaria dell'Umbria ha effettuato diverse simulazioni che sono state consegnate direttamente alla Presidente Tesei e all'assessore Luca Coletto. Per programmare la fase due - la graduale ripartenza dell'economia regionale e della mobilità personale - è necessario capire anche come e quando possono esserci dei ritorni improvvisi di una contaminazione diffusa. Una ricaduta che sarebbe più drammatica, da un punto di vista sociale ed economico, dell'emergenza primordiale.

"Bisogna essere consapevoli - aveva detto il direttore regionale alla sanità, Claudio Dario - che il rischio di una nuova emergenza è sempre dietro l'angolo e quindi è fondamentale continuare a rispettare le regole fondamentali, anche dopo la riapertura, la fase 2". Non a caso la presidente Tesei ai microfoni di Matteo Grandi, nell'appuntamento giornaliero, I Dialoghi della Speranza, ha già ipotizzato l'utilizzo di mascherine e guanti mono-uso da utilizzare per il dopo, rispetto delle distanze di sicurezza nei luoghi publici e di lavoro, potenziamento della macchina sanitaria sui territori per individuare e intervenire entro 48 ore eventuali pazienti sintomatici. Tenere duro, dunque, oggi più che mai.

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