La tragedia di Umbria Olii dieci anni dopo vista con gli occhi dei familiari: "Zero giustizia e ancora scarsa sicurezza sul lavoro"

"Dieci anni dopo è ridicolo continuare a chiedere giustizia, ma resta fondamentale battersi per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Lo dobbiamo fare per i nostri figli. Mai più un'altra tragedia come quella dell'Umbria Olii ". Lorena Coletti è la sorella di Giuseppe Coletti, deceduto il 25 novembre del 2006 a Campello sul Clitunno, insieme ai colleghi Vladimir Todhe, Tullio Mottini  e il proprietario della ditta Maurizi Manili. La squadra stava svolgendeo dei lavori di manutenzione ordinaria  ai silos dell'Umbria Olii. Un boato e poi una fiammata - come se fosse stata una bomba sganciata dal cielo - ha investito i 5 uomini senza lasciare a nessuno la minima possibilità di scampo. Dieci anni dopo, una sentenza definitiva che fa ancora discutere, due libri pubblicati, Lorena ha chiesto a tutti di non rendere vano il sacrificio "umano"  avvenuto all'Umbria Olii.

"Alla fine dopo 10 anni non c'è la certezza di chi sia la colpa. Continuerò ad andare nelle scuole per ribadire che la sicurezza sul lavoro è fondamentale ed è un diritto di tutti i lavoratori. I nostri figli devono entrare nel mondo del lavoro con tutte le garanzie possibile e non invece alla cieca su un terreno minato. Mio fratello è morto per 16 euro in più. Per chi fa l'operaio non è piccola cifra. Chi invece incassa  milioni veri cerca di farne altri a discapito della vita e della salute dei lavoratori, risparmiando sulla sicurezza. Anche questa è una lezione che viene da Umbria Olii ma interessa purtroppo pochi".

Sgalla, segretario della Cgil, nel corso del convegno "10 anni dopo la tragedia di Campello", ha ammesso che sulla sicurezza sui luoghi di lavoro siamo molto "indietro" in Umbria come in Italia e la situazione sta peggiorando a causa della precarizzazione del lavoro: "Non possiamo rassegnarci anche se la politica e le istituzioni si occupano sempre di meno di questo aspetto per noi prioritario: come la sicurezza.  Abbiamo il diritto e il dovere di fermare quegli imprenditori che fanno di tutto per aggirare le regole o fare piccole furbatte per guadagnare sempre di più". Purtroppo i dati sulla (non) sicurezza in Umbria, come confermato dall'ufficio stampa dela Cgil, si fanno sempre più negativi: 20 morti in 10 mesi (contro i 20 di tutto il 2015), oltre 8mila gli incidenti. 

LA SENTENZA -  Giorgio Del Papa, capo di Umbria Olii,  era stato condannato in primo grado a 7 anni e mezzo di reclusione, pena ridotta in Appello a 5 anni e 4 mesi.

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LA DOPPIA SENTENZA - Nel secondo grado di giudizio, la Corte d'Appello di Perugia aveva anche riconosciuto per un terzo il concorso di colpa alla Manili impianti, il cui titolare Maurizio morì nel rogo. Unico sopravvissuto il gruista Klaudio Demiri, che stava manovrando a terra il quando è poi esploso il silos. 
 

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