Umbria Mobilità, la Corte dei Conti chiude il caso: "Scelte insindacabili"

A fine sentenza si legge: "La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per l'Umbria, dichiara il proprio difetto di giurisdizione"

Caso chiuso. Caso Umbria Mobilità, chiuso. A fine sentenza si legge: "La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per l'Umbria, dichiara il proprio difetto di giurisdizione". E l'elenco dei 45 nomi tra Regione, Provincia di Perugia e vertici di Umbria Mobilità per cui la procura contabile aveva avanzato la citazione in giudizio e la richiesta di restituzione di 44 milioni di euro (circa). "In sostanza - scrive il collegio a cavallo tra pagina 66 e 67 - la Procura contabile non ha prospettato e dimostrato le condotte, anche omissive, attraverso le quali i soggetti convenuti quali rappresentanti dei soci pubblici abbiano provocato un pregiudizio diretto al valore della partecipazione societaria". 

Nella decisione del collegio si legge: "La procura regionale non ha dimostrato l'esistenza di una appropriazione o una distrazione dalla finalità pubblicistica da parte degli organi evocati in giudizio". E anche che gli amministratori pubblici "hanno agito pur sempre all'interno di quei canoni di ragionevolezza e di non abnormità che rendono insindacabili le scelte".  

E la reggenza del Pd dell'Umbria commenta per prima: “Con il prestito a Umbria Mobilità le istituzioni provinciale e regionale hanno salvato il trasporto pubblico in Umbria, un servizio essenziale e che garantisce la tutela di diritti fondamentali. Nessun danno erariale, nessuna finalità diversa dalla difesa dell'interesse generale, nessuna condotta che non sia stata improntata alla correttezza e alla ragionevolezza".
E ancora: "Con la sentenza di oggi, la Corte dei Conti porta finalmente un elemento di chiarezza in una vicenda complessa e se da un lato rende ragione delle scelte e dell'operato degli amministratori pubblici coinvolti, dall'altro lascia un velo di amarezza per gli strascichi dei tanti, troppi, atteggiamenti giustizialisti e forcaioli che in più di un'occasione hanno superato i limiti del buon senso. L'auspicio è che si possa velocemente ristabilire la dignità di quanti hanno visto messa in discussione la propria buona fede e che con un contributo determinato, in termini di equilibrio e responsabilità, da parte di tutti, in primo luogo di quanti ricoprono incarichi istituzionali, si possa smettere di avvelenare un clima di odio sociale già fortemente compromesso".

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