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"Quasi 2 milioni di voucher in Umbria. Un fenomeno di moderno caporalato"

L'intervento di Mario Bravi, ex segretario della Cgil Umbria, che denuncia l'uso abnorme dei buoni lavoro nella nostra regione

di Mario Bravi, ex segretario generale Cgil Umbria

I dati ufficiali dell’Inps nazionale confermano l’esplosione del “fenomeno voucher” in Italia e in Umbria. Nei primi 11 mesi del 2015 (gennaio-novembre) i buoni lavoro utilizzati in Umbria sono stati pari a 1.741.463, con un aumento del 67.7% rispetto al 2014. E’ ovvio che con questo trend di crescita il dato finale, quando sarà noto, sfiorerà i 2 milioni.

Si tratta di una enormità che cambia, in peggio, le caratteristiche del mercato del lavoro anche nella nostra regione. Lo stesso commentatore di questioni economiche del Corriere della Sera, Dario Di Vico, sottolinea che Mister Voucher, è il vero, nuovo protagonista di questa stagione. Nato per regolarizzare il sommerso ci è letteralmente esploso in mano.

L‘utilizzo del buono lavoro, o voucher, pensato per ricondurre nell’alveo della piena legalità quei lavoretti che erano considerati saltuari, si è diffuso in maniera abnorme in settori come l’edilizia, l’agricoltura, la ristorazione e il commercio contribuendo nei fatti alla più completa ”deregulation”.
In concreto il voucher viene utilizzato per sostituire altri tipi di contratto, soprattutto quelli a tempo determinato e in somministrazione. Uno strumento che chiaramente serve anche a coprire abusi di orario di lavoro e un utilizzo piu’ spregiudicato della manodopera.
E inoltre sempre più diffusa è la pratica dell'imprenditore che compra un voucher e lo timbra solo quando vede arrivare un ispezione sul luogo di lavoro.

Se a questo utilizzo dei buoni lavoro, che caratterizza anche l‘Umbria, aggiungiamo le debolezze strutturali della nostra regione con oltre 40 mila disoccupati, 23 mila neet o scoraggiati, 12 mila cassintegrati, è del tutto ovvio che bisogna mettere da parte gli ottimismi di maniera e la facile propaganda e rimboccarci invece le maniche per costruire interventi seri che ridiano dignità al lavoro. Incominciando a finalizzare le ingenti risorse dei fondi europei (1500 milioni) per la creazione di buona occupazione, evitando gli interventi a pioggia e costruendo anche in Umbria politiche economiche in forte discontinuità con il passato.

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