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LA BILANCIA DELLA SALUTE | Laffranco: "Analizziamo ultimo decreto: dallo scudo legale, vaccino obbligatorio e leggi"

La nuova puntata de La Bilancia della Salute su Perugiatday.it; la rubrica sulla salute e la tutela della salute tra regolamenti e giurisprudenza. Buona Lettura.

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Avv. On. Pietro Laffranco - Coordinatore comitato scienti?co de “La bilancia della salute”
In primis, con l’art. 3 viene introdotto una sorta “scudo legale” che esenta da responsabilità penale, in caso di complicanze dovute all’inoculazione del vaccino anti-coronavirus, gli operatori sanitari, che non potranno, dunque, essere puniti per i reati di omicidio o lesioni personale colpose, sempre che la somministrazione sia conforme a quanto stabilito nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco ed alle istruzioni fornite dal Ministero della Salute sull’attività di vaccinazione.

In realtà la norma è tanto deludente quanto inutile: gli operatori sanitari confidavano infatti in una protezione legale ben più ampia ed estesa a tutte le attività mediche compiute in periodo pandemico, mentre lo scudo risulta abbastanza inutile e, a ben vedere, l’ipotesi di imputazione penale per le conseguenze avverse del farmaco sembra piuttosto fantasiosa in termini giuridici perché già coperta dalla causa di non punibilità prevista dall’art. 51 c.p. per il caso di “adempimento di un dovere”. 

Il Ministro della Salute si è affrettato ad annunciare l’impegno del Governo a rivalutare la questione nel corso dei lavori parlamentari, ma la speranza di rivedere i confini della responsabilità sanitaria ai tempi del Covid-19 resta nostro avviso illusoria, anche alla luce dello scarso coraggio mostrato sul tema dai decisori politici nei mesi addietro. La seconda innovazione è il cd. obbligo vaccinale (art. 4) per gli esercenti una professione sanitaria e gli operatori di interesse sanitario, cioè tutti i professionisti che prestino attività presso strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, sia pubbliche sia private,
oltre che nelle farmacie, parafarmacie e studi professionali.

Prima facie pare rispettata la riserva di legge di ex art. 32 della Costituzione secondo cui “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge…”. Tuttavia notiamo come la norma, più un “obbligo”, ponga quello che si può definire un onere di vaccinazione: manca in vero il trattamento sanitario obbligatorio per quegli operatori che rifiutino il vaccino, mentre si rilevano conseguenze sul piano lavorativo, correlate alla “sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio”.  All’esito di un complesso iter di inviti, informazioni e avvertimenti, da concludere in 20 giorni complessivi (figuriamoci…), l’operatore può essere adibito – ove possibile – a mansioni diverse da quelle esercitate (anche inferiori, con conseguente riduzione della retribuzione), in modo da evitare il rischio di contagio. Quando ciò non sia possibile, l’operatore viene sospeso dal lavoro e dalla retribuzione, finché non si sottoponga a vaccinazione o sino al completamento del piano vaccinale
nazionale.

Interessante è quanto stabilisce, a tal proposito, la Corte europea dei diritti dell’uomo con una prima sentenza in materia: l’obbligo di vaccinazione deciso dallo Stato per la tutela della salute pubblica non è una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Gli Stati possono imporre ai genitori di vaccinare i figli per alcune malattie e possono anche fissare sanzioni nei confronti di chi viola quest’obbligo. Non solo. Per tutelare la salute della collettività è anche possibile vietare l’ingresso a scuola dei bambini non vaccinati. C’è molto, in effetti, di cui discutere…

Per completezza, segnaliamo anche l’art. 9 del decreto, che proroga di 45 giorni i termini stabiliti per l’adempimento delle regioni alla diffida che il Presidente del Consiglio dei ministri formula in caso di accertata situazione di squilibrio economico-finanziario e, rispettivamente, per l’adozione dei provvedimenti necessari per il ripianamento del disavanzo di gestione da parte del presidente della regione in qualità di commissario ad acta. Si tratta della procedura relativa alla cd. rendicontazione dei servizi sanitari regionali, finalizzata ad assicurare il rispetto dell’equilibrio economico-finanziario a livello regionale in materia sanitaria.

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