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L'Umbria nella parte bassa della classifica per l'utilizzo dei fondi dell'Unione Europea

Riceviamo e pubblichiamo le analisi di Mario Bravi sull'utilizzo dei fondi europei da parte della Regione Umbria. Ancora una volta un campanello d'allarme.

Riceviamo e pubblichiamo le analisi di Mario Bravi sull'utilizzo dei fondi europei da parte della Regione Umbria. Ancora una volta un campanello d'allarme.

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di Mario Bravi *ex segretario generale della Cgil

C'è una crisi progressiva dell'Umbria messa in evidenza da alcune indagini e rilevazioni realizzate negli ultimi tempi. Ulteriori pessime notizie arrivano dal quotidiano Il Sole 24 Ore di lunedì 11 gennaio che ha pubblicato uno studio relativo alle regioni italiane che hanno rispettato i target della certificazione della spesa per i fondi dell'Unione Europea 2007-2013, sia per quanto riguarda il Fondo Sociale Europeo sia per quanto concerne il Fondo di Sviluppo Regionale.

Nella classifica stilata dal giornale relativa al Fondo Sociale Europeo, rispetto agli obiettivi fissati dal governo, l'Umbria si colloca al 14° posto su 21 regioni con una differenza in negativo dell'8,9% . Anche nella graduatoria sul FESR (fondo di sviluppo regionale), la regione occupa l'11° posizione con una distanza dal target del -7%.

Si tratta di una situazione preoccupante, che qualcuno dirà sicuramente in via di recupero, ma che indica invece un indebolimento progressivo delle caratteristiche positive della nostra regione che in passato era sempre segnalata tra quelle in grado di utilizzare meglio di altre le risorse legate alla programmazione comunitaria.

Un ritardo rilevante, un trend negativo vista la sfida che ci attende nell'utilizzo dei fondi europei 2014-2020. Stiamo parlando di circa 1500 milioni di euro e di una delle pochissime opportunità per contrastare seriamente la crisi economica, rimettere in moto lo sviluppo, creare vere opportunità di lavoro.

In Umbria il FESR prevede 356 milioni di investimenti per ricerca, sviluppo e innovazione, agenda digitale, trasporti ed ambiente mentre il FSE stanzia 237 milioni finalizzati ad interventi su occupazione, inclusione sociale, lotta alla povertà, istruzione e formazione. Altri 861 milioni dovrebbero arrivare con il Piano di Sviluppo Rurale in un settore fondamentale come l'agricoltura.

E' evidente che si tratta per l'Umbria di una occasione storica. E' quindi necessario e urgente un confronto ulteriore con tutte le forze sociali della regione. Queste risorse non possono essere spese con interventi a pioggia ma finalizzate ad un vero e proprio Piano del Lavoro per l'Umbria, Evitando anche alcuni errori del passato quando l'utilizzo dei fondi europei in molte occasioni non ha prodotto sviluppo reale e quindi crescita dell'occupazione.
 

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