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Umbria, fiumi contaminati dal mercurio: Paglia e Tevere inquinati e avvelenati

I primi risultati dell'indagini di Umbria, Toscana e Lazio: mercurio riversato nei nostri corsi d'acqua

Avvelenati dal mercurio. E ora si deve correre ai ripari. L'indagini di Umbria, Toscana e Lazio sull'inquinamento dei fiumi Tevere e Paglia dà i primi  - preoccupanti - risultati: "I risultati delle analisi dei suoli e sedimenti – specifica l’assessore regionale Fernanda Cecchini - hanno messo in evidenza una diffusa presenza di concentrazioni di mercurio superiori alle Csc, concentrazioni della soglia di contaminazione, che diminuiscono a valle dell’Oasi di Alviano, mentre le acque sono risultate sostanzialmente prive di mercurio allo stato disciolto. Questi primi risultati hanno indotto il gruppo di lavoro a ritenere l’area dell’Oasi di Alviano come una potenziale area di accumulo e deposizione dei sedimenti fini contenenti mercurio”. Grazie alle indagini, sottolineano dalla Regione Umbria, "avremo una visione ampia e complessiva dello stato di contaminazione di questo metallo, potenzialmente pericoloso per la salute e l’ambiente, e potremo programmare nella maniera più incisiva le misure da adottare”. 

E visto che il mercurio è pericoloso per la salute “sono state fatte analisi anche sulla fauna ittica, sia per valutare lo stato di salute di fiumi – prosegue l'assessore Cecchini – sia sul fronte sanitario per escludere il trasferimento di mercurio alla catena alimentare. Già dopo i primi studi – ricorda – attivati dalla Regione Umbria dopo il riscontro di tracce di mercurio nei sedimenti del Paglia in prossimità dell’impianto di discarica ‘Le Crete’ di Orvieto, erano state emesse ordinanze per vietare il consumo di pesce proveniente dal fiume Paglia inferiore. Esclusi dalle analisi della Usl rischi per la salute dal consumo di vegetali provenienti dalle aree vicine al Paglia e al Tevere”.


I primi risultati dello studio, frutto del lavoro delle Arpa, le Agenzie regionali per l’ambiente, delle Regioni Umbria, Toscana e Lazio, con il contributo di Usl Umbria 2, Istituto Zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche, Università di Perugia e Firenze, ricostruiscono "sulla base di dati bibliografici e indagini - spiega la Regione - , come il problema, che riguarda un territorio esteso, sia da mettere in relazione con le attività minerarie e metallurgiche svolte in Toscana nell’area del monte Amiata, dove c’è la sorgente del Paglia, con un trasporto attivo di sedimenti che attraversando tre regioni raggiunge la foce del Tevere di cui il Paglia è affluente”.

Per le analisi, spiega ancora l'assessore, "sono stati fatti campionamenti ambientali su quindici ‘transetti’ rappresentativi delle diverse situazioni del bacino del Paglia, che hanno interessato le porzioni laziale e toscana e quella umbra nella piana di Orvieto, e della valle del Tevere, quest’ultima nei tratti a cavallo dell’invaso di Alviano, tra Alviano e la confluenza del fiume Nera e a valle della confluenza”.

Gli studi della fase 1 dell'indagine delle tre Regioni proseguiranno anche con campionamenti dei suoli fino a raggiungere le superfici prive di contaminazione “per dare indicazioni di massima dell’area potenzialmente contaminata” e "con il completamento degli approfondimenti su matrici ambientali dell’Oasi di Alviano".

La fase 2, spiega l'assessore Cecchini, prevede “varie attività che nascono dall’attenta analisi dei risultati ottenuti, per verificare fra l’altro l’entità del trasporto solido su Paglia e Tevere durante un evento di piena, misure in aria in primavera ed estate che in Umbria interesseranno le zone di Orvieto Scalo e Ciconia, sulle deposizioni atmosferiche nell’area orvietana, sondaggi nei terreni alluvionali del Paglia nel tratto umbro e nell’Oasi di Alviano ed altre indagini, anche sotto l’aspetto sanitario”. 

Le nuove analisi e i controlli mirati metteranno in mano alla Regione Umbria  "un quadro completo ed esaustivo sul livello di contaminazione da mercurio e l’esposizione ai potenziali rischi che ne derivano – dice l’assessore Cecchini – che è indispensabile per calibrare adeguati strumenti sia amministrativi di intervento sia di contenimento e misure da adottare nelle aree dove non si escluda la presenza di rischio seguendo il principio della ‘massima cautela’, garantendo la dovuta tutela delle popolazioni e dell’ambiente”.

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