Dossier | Quelle mascherine a 50 centesimi annunciate e mai arrivate da Roma in Umbria

Ne dovevano arrivare 12 milioni ma secondo Assofarma non sono mai state inviate. Utilizzati fondi di magazzino acquistati a prezzi più alti. E ora come si fa? Parla Virgilio Puletti presidente delle farmacie pubbliche

Con l'emergenza coronavirus è stato calcolato che servono qualcosa come sei milioni di mascherine in più rispetto al "mercato" regionale per questo prodotto pre-Covid. Importante: i sei milioni di pezzi previsti, con la Fase 2, riguardano solo quelle chirurgiche usa e getta. Non si entra nel merito di quelle più costose e certamente più protettive (con filtri, valvole ecc) il cui costo va sopra i 7 euro. Il rischio di un nuovo contagio, le nuove norme e il ritorno al lavoro o agli spostamenti (ancora limitati) pongono le mascherine (quelle a prezzi popolari) al centro della vita degli umbri.

Ora però c'è un doppio problema: sanitario e politico. Iniziamo e prendiamo in considerazione solo quello serio... per gli umbri: che fine hanno fatto le mascherine annunciate dal Governo nazionale attraverso l'ormai arci-noto Arcuri della Protezione Civile? Premessa: in questi giorni tanti, tantissimi, lettori ci hanno chiesto dove trovarle? Perchè dopo i primi giorni (dal 4 maggio) le scorte messe a disposizione sono andate esaurite. O almeno non più trovabili in alcuni territori. Eppure ne erano state annunciate, da Roma, ben 12 milioni mascherine a prezzi popolari da ridistribuire sui territori. Abbiamo chiesto al presidente di Assofarma Umbria, Virgilio Puletti, come stanno le cose e quante ne sono arrivate ufficialmente in Umbria.

Assofarma è l'associazione di categorie delle farmacie comunali che in Umbria conta, soprattutto nei grandi centri, molti punti vendita. "Le mascherine promesse dal Governo e da Arcuri non sono mai arrivate e a questo punto, a distanza dell'annuncio, non sappiamo se mai arriveranno". E allora quelle vendute a 0,50 (prezzo non concordato con farmacisti che già avevano fatto acquisti a prezzi maggiori ndr) da dove sono arrivate? "Erano lotti che avevamo acquistato in precedenza a prezzi all'ingrosso maggiore da aziende private. Per rispettare la nuova normativa abbiamo deciso di venderle a sotto-costo, in attesa della nuova fornitura, per restare vicini alle esigenze della popolazione. C'era l'opportunità di richiedere poi a Roma una sorta di rimborso ma francamente questo punto non se ne valga la pena".

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A livello nazionale è scoppiata la polemica che sta creando non pochi problemi al manager Arcuri; ma in Umbria le mascherine chirurgiche a prezzi calmierati ci sono ancora? E in caso di magazzini vuoti come si risolve la questione e che prezzo sarà applicato? "Da un nostro minitoraggio in Umbria tali strumenti protettivi a quei prezzi si trovano ancora ma a macchia di leopardo sul territorio regionale e spesso solo nei piccoli-medi centri. La richiesta è altissima anche perchè la fase 2 è ufficialmente iniziata. Stiamo provvedendo in proprio: abbiamo contatto fornitori, anche a livello regionale, per riempire i magazzini. Come abbiamo sempre fatto durante l'emergenza. I costi? E' ovvio che il nostro obiettivo è quello di venderle a 0.50 più iva, ma dipende molto dal mercato. L'obiettivo non è impossibile: se facciamo squadra possiamo ordinare un quantitativo tale da abbassare i costi previsti dai grossisti. Ora è tutta una rincorsa difficile ma se il Governo, la Protezione Civile avessero concordato con noi il provvedimento... la situazione sarebbe stata probabilmente diversa. I tempi della fornitura dunque si allungono ma non dipende da noi". 

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