Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Dossier mafie | Umbria, sale il livello di rischio 'ndrangheta. I clan a caccia di aziende in crisi a causa pandemia

La Direzione investigativa anti-mafia ha consegnato la nuova relazione semestrale su come si stanno muovendo i clan in Italia e nelle regioni. Ecco la situazione dell'Umbria

"In Umbria la proiezione mafiosa allo stato più rilevante risulta quella ‘ndranghetista, per la quale appare necessario mantenere alto il livello di controllo allo scopo di prevenire i tentativi di infiltrazione nel tessuto produttivo".

Tenere il livello alto di attenzione da parte delle istituzioni, delle forze dell'ordine, ma anche delle categorie produttive di casa nostra contro il pericolo, troppo spesso sottovalutato o sottaciuto, della più ricca, temuta e spietata organizzazione mafiosa: la 'ndrangheta. La relazione porta la firma della Dia che ha consegnato un ampio dossier alle autorità nazionali, come relazione semestrale. I clan della 'ndrangheta sono i registi occulti, in provincia di Perugia e Terni, di quasi tutti i tentativi di infiltrazione mafiosa in Umbria a danno dell'economia regionale e degli appalti pubblici. Allo stesso tempo sono importatori e gestori del traffico di droga - in aumento - in stretto sodalizio commerciale-criminale con i clan albanesi, romeni e nigeriani che a loro volta tengono sotto controllo i pusher, i cavalli da macello da spedire in città: criminalità tunisina e marocchina. 

Unici spazi concessi, dalle 'ndrine in Umbria, riguardo sia alcuni rifornimenti di droga gestisti direttamente da alcuni clan della Camorra campana che investimenti per ripulire soldi sporchi o dare accoglienza a latitanti. Si legge nel dossier Dia: "Relativamente alla camorra nel tempo, le indagini hanno accertato la presenza di cellule criminali affiliate al clan sia dei Casalesi sia dei Fabbrocino e Terracciano, rispettivamente originari del casertano e del napoletano". Stiamo comunque parlando di clan estremamente pericolosi come quello dei Casalesi che nonostante le inchieste e gli arresti dispongono ancora di un esercito proprio e di soldi. Gli affari loschi della mafia siciliana (in forte decadenza fuori dall'Isola) e del sodalizio criminale pugliese-lucano sono da considerare briciole, quasi irrilevanti. Dunque il nemico numero uno dell'Umbria e degli umbri era e resta uno solo: la 'ndrangheta. E mai come oggi, seguendo il filo logico delle passate grandi inchieste in Umbria, è pericolosa e pronta ad infiltrarsi distruggendo l'economia regionale e non solo. La grave crisi economica provocata dalla pandemia offre dei bocconi facili, facili da ingoiare. Aziende, attività commerciali e patrimoni immobili da acquisire con grande facilità.  

"Si tratta infatti una realtà criminale - spiegano bene gli investigatori nel dossier - che dispone in generale di una rilevante liquidità che può essere riciclata e reinvestita nelle opportunità economiche offerte dal territorio, in particolare approfittando dell’attuale stato di sofferenza dei vari settori in costanza della pandemia". La 'nndrangheta in Umbria, sia per le sue dimensioni che per il suo scarso valore aggiunto economico, non ha nessuna intenzione di fare una scalata e di conquistare territori, fedeltà e rimettere in piedi delle cosche strutturate. E questo la fanno bene capire gli investigatori - "la regione non interessata da un radicamento stabile di forme di criminalità strutturate in grado di assoggettare aree del territorio" - ma i mafiosi si limitano a continuare importare uomini e famiglie, sostenere l'integrazione sociale ed economica e allo stesso tempo avere ottimi referenti - anche se non affiliati - nei posti che contano. L'Umbria dunque ha delle sentinelle mafiose che rispondono direttamente ai clan in Calabria per individuare buone occasioni da cogliere al volo. 

"Non sono mancati segnali dell’operatività di proiezioni mafiose orientate a cogliere soprattutto le opportunità offerte dal locale tessuto socioproduttivo, caratterizzato da un reticolo di piccole e medie imprese per riciclare e reinvestire i capitali illecitamente acquisiti, oltreché per effettuare pratiche usurarie ed estorsive finalizzate ad assumere il controllo di attività economiche". Acquisire aziende sane, con tradizione umbra, da utilizzare come facciata per partecipare ad appalti truccati o indirizzati. Oppure utilizzarle fino alla distruzione per ripulire soldi illeciti o per dare uno stipendio a propri referenti sul territorio da utilizzare in caso di bisogno. Questo vuol dire uccidere l'economia regionale, tagliare posti di lavoro e creare una concorrenza sleale. E' facile intuire quanti affari, a causa crisi, la 'ndrangheta può effettuare con una manciata di soldi liquidi. Il rischio dunque è reale e ci riguarda tutti. Secondo grado di attrazione per gli affari low-cost delle mafie: la ricostruzione sismica della Valnerina. “Particolare attenzione viene dedicata alla ricostruzione post sisma che in passato ha evidenziato possibili accessi agli appalti di società in stretto collegamento con la camorra e la ‘ndrangheta. Costante è, a tale riguardo, il collegamento con la Dna e la Dia ... per le operazioni sospette".

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