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Umbri, popolo anche di pescatori (sportivi e professional): ecco quanti sono. La Regione: "Torna la trota fario originaria"

Nel nuovo piano varato dalla Regione si ribadisce che devono essere contenute le specie alloctone, tra cui l'imponente pesce siluro

Una volta si diceva che l'Umbria fosse terra di cacciatori: ben 40mila doppiette. Una lobby talmente forte che nei primi anni '90 alle Regionali, dopo la rabbia per il referendum che voleva abolire la caccia, si inventò un partito: Caccia, pesca e ambiente e prese ben due seggi. Non male. Ora le doppiette sarebbero scese intorno alle 20mila unità, per via dei costi troppi alti e un ricambio generazionale più lento. Dalla Regione arrivano i dati freschi-freschi anche dei cugini dei cacciatori, ovvero i pescatori umbri: oltre 15mila pescatori sportivi e tre cooperative di pescatori professionali. A questi se ne dovrebbero aggiungere almeno altri 5-6mila di pescatori senza licenza che preferiscono cimentarsi in laghetti a pagamento.

La Regione ha approvato anche linee guida per la tutela della fauna ittica autoctona: ecco dunque che ritorna nei torrenti la trota fario originaria (in passata veniva reinserita quella atlantica  e non del ceppo mediterraneo). Al Trasimeno si continua ad imporre il luccio e la tinca. Mentre sarà più diffuso e stringente il contenimento delle specie alloctone: come il pesce siluro che si è diffuso in gran parte dell'Umbria con esemplari anche sui 2metri per 70 chili. 

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