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I dati ufficiali sui decessi in Umbria: l'età anagrafica, il rischio patologie e più uomini che donne

Il focus del comitato epidemiologico dell'Umbria sulle morti nella prima e seconda fase

Nella prima fase della pandemia i decessi in Umbria - sbarramento a luglio - furono 80, mentre nella seconda ondata in corso - seppur con un importante rallentamento - il numero è fortemente cresciuto arrivando, aggiornato ad oggi, al numero di 360 per un totale di 440 lutti pesantissimi per l'Umbria. Solo nella giornata di oggi si registrano 15 vittime. "I numeri - ha detto il direttore regionale sanità e welfare, Claudio Dario - sono purtroppo importanti e nettamente superiori alla prima fase. Ma c'è da analizzare che da luglio al 30 novembre i positivi sono stati 10 volte superiori al periodo primaverile. Grazie ai protocolli e all'esperienza sul campo nella seconda ondata si è riusciti ad abbassare di diversi punti il tasso di mortalità".

Il focus presentato direttamente dagli esperti del comitato epidemiologico dell'Umbria ribadisce che la stragrande maggioranza dei decessi, almeno in Umbria, rientrano nella fascia di età che va dai 65 anni in su e nel 95 per cento dei casi avevano patologie pregresse abbinate ad un'età molto alta. Nella fascia che va da 0 a 64 anni, nella seconda fase, le vittime sono stat 14 a fronte di 14mila positivi coetani che sono riusciti a tornare negativi al virus o sono ancora ricoverati o in attesa di un tampone negativo. Il che vuol dire che il 99 per cento dei positivi si salvano da questo Coronavirus.

Più sale l'età (correlato alla positività) e più sale il tasso di mortalità: nella fascia da 65 anni a 74 anni il tasso di mortalità è il 3,3%  su quasi 1500 positivi; nella fascia 75-84 anni  il tasso di mortalità sale ancora 11,4% (131 vittime su 1150 positivi); nella fascia 85 anni e più il tasso di mortalità sfiora quasi il 20 per cento (il 18.7) che vuol dire 141 vittime su 755 totali. Il focus evidenzia che il tasso di mortalità nella fase 2 è nettamente più basso rispetto alla fase 1 (1,9% rispetto al 5,6 per cento). "Le due formazioni confermano le informazioni già note: maggior probabilità di decesso all'aumentare dell'età, tra i maschi e tra coloro che hanno patologie pregresse o che comunque non le escludono". La stragrande maggioranza delle vittime è avvenuto dopo ricovero.   

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