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Le scorte di sangue sono al minimo storico: 1500 le donazioni in meno, i comuni più a rischio

In Umbria, occorrerebbe che affluissero giornalmente un numero di donatori che va dai 140 ai 150

L’AVIS Regionale Umbria, nel messaggio di fine anno ha ribadito la problematica relativa alla carenza di sangue nel territorio umbro. Il Presidente Marchini ha ammesso che nel 2017 si è registrata una vera e propria emergenza sangue: sono circa 1500 le donazioni in meno rispetto all'anno 2016 e siamo molto lontani dai valori dell'autosufficienza nazionale che fino a qualche anno fa sembrava a portata di mano. Le maggiori perdite di donatori nel territorio umbro si registrano a Spoleto, Umbertide, Città di Castello, Gualdo Tadino, Perugia e Assisi.

"Questo calo è avvenuto soprattutto durante il periodo estivo a causa della presenza in Italia della zanzara Chikungunya e di altri virus contagiosi; per motivi di sicurezza infatti molti donatori sono stati dichiarati temporaneamente non idonei" ha spiegato il presidente Marchini "Siamo riusciti con la tecnologia e la pubblicità a raggiungere un numero maggiore di utenti e ad avere così più donatori ma non abbiamo comunque raggiunto i numeri di 3 anni fa, con circa 5.000 donatori in più. Le strutture sanitarie regionali sono sempre a disposizione per collaborare ma é importante portare donatori e conoscere le periodiche necessità dei servizi sanitari per organizzare la programmazione. Capire le esigenze della sanità è utile per indirizzare le chiamate, seguire il donatore e creare fidelizzazione per avere un rapporto efficace e continuativo con chi viene a donare. Abbiamo anche un altro problema che è la diminuzione del personale addetto ma cerchiamo di andare avanti comunque".

In Umbria, occorrerebbe che affluissero giornalmente un numero di donatori che va dai 140 ai 150. Mentre i veri numeri arrivano a circa 120 donatori, con delle punte minime di 80 o 90. Si necessita, quindi, di una maggiore sinergia tra AVIS, le Aziende Ospedaliere e Sanitarie e la Regione Umbria per conseguire un’efficiente programma di chiamata dei donatori, fidelizzandoli, per garantire il soddisfacimento dei bisogni e un utile servizio di raccolta che si basi anche sulle nuove realtà socioeconomiche e renda ancora più agevole l’accesso dei donatori volontari, garantendo così uno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

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