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Gli umbri si ribellano ai licenziamenti. Sciopero alla Colussi. La Perugina non molla. Pensionati e giovani in piazza contro il Governo

L'Umbria è ufficialmente inginocchio dopo le ultime due aziende simbolo dell'economia del perugino, Colussi e Perugina, pronte a tagliare tra Natale e inizio 2018 quasi 600 posti di lavoro. Rsu e sindacati si mobilitano. Sarà lotta dura fino alla fine dell'anno

BACIO AL VELENO - Le Rsu dello Stabilimento di San Sisto della Perugina domani mattina, nella sede di Confindustria, si giocheranno un altro match importante con la multinazionale Nestlè. Si torna a parlare dell'attuazione del Piano di Rilancio che prevede investimenti per 60 milioni di euro. All'ordine del giorno, in teoria, non c'è la discussione sugli esuberi ma i sindacati legheranno la questione sviluppo alla produzione e alla nascita di un polo logistico a Perugia per tutto il gruppo Nestlè proprio per riassorbire i licenziamenti, confermati e che dovranno scattare secondo Nestlè nel 2018.

UNA REGIONE SEMPRE PIU' POVERA - Sabato scenderanno in piazza Cisl, Cgil e Uil, mobilitanto i propri iscritti e anche per la popolazione "per cambiare le pensioni, dare lavoro ai giovani, difendere l’occupazione, garantire a tutti una sanità efficiente e rinnovare i contratti, a partire da quelli pubblici". Due presidi previsti sotto le prefetture di Perugia (ore 10) e Terni (ore 11).

In particolare i sindacati rivendicano: più risorse sia per l’occupazione giovanile sia per gli ammortizzatori sociali; il congelamento dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita; un meccanismo che consenta di costruire pensioni dignitose per i giovani che svolgono lavori discontinui; una riduzione dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione delle donne con figli o impegnate in lavori di cura; l’adeguamento delle pensioni in essere; la piena copertura finanziaria per il rinnovo e la rapida e positiva conclusione dei contratti del pubblico impiego; risorse aggiuntive per la sanità ed il finanziamento adeguato per la non autosufficienza.

“Una legge di bilancio che voglia avere il carattere dell’equità e dello sviluppo – affermano i sindacati – deve tenere conto di tali richieste che Cgil, Cisl e Uil hanno avanzato ai tavoli di confronto”.

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