I centri anti-violenza di Perugia e Terni vivono alla giornata: fondi a singhiozzo, salvati 200 bimbi e oltre 2400 donne

La tutela delle donne non ha una programmazione certa in Umbria? Sembrerebbe di sì visto che i centri sono sempre a rischio chiusura. La discussione in consiglio comunale a Perugia. Ecco come stanno le cose

Il futuro dei centri anti-violenza a tutela di donne e minori a Perugia e Terni rischia di essere incerto - in fatto di fondi pubblici - nonostante l'impegno costante e totalizzante delle operatrici. Gli ultimi mesi sono stati difficili per la gestione a causa dei soldi mancanti persino per pagare stipendi. Una precarietà a fronte di dati importanti e di una violenza (e povertà) crescente anche da noi. L'ultimo drammatico episodio risale a questa mattina: ad Orvieto una donna e la figlia sono state uccise dal marito-padre. I numeri dei due centri anti-violenza sono significativi: a Perugia dal 2014 al 2018 sono state accolte 1435 donne ed ospitate 97 con 102 minori; a Terni le donne accolte sono state 865, di cui 68 ospitate con 74 minori. Una emergenza reale che non può essere ignorata ed è per questo che le case-protette devono avere un sostegno costante e certo. Nell'ultimo consiglio comunale a Perugia, su interrogazione dei gruppi di centrosinistra, Pd in testa, si è affrontato il problema. 

"Il problema generale, tuttavia, - ha spiegato l’assessore Cicchi - è che i vari progetti presentati negli anni (Network antiviolenza e non solo rifugio) non risultano strutturati; questa circostanza è stata portata a conoscenza della Regione dell’Umbria con specifica lettera del novembre 2014, nella quale si chiedeva all’Ente regionale di dare continuità e stabilità a quanto sperimentato. Ancora oggi, purtroppo, nonostante l’impegno e le sollecitazioni, sia il Governo nazionale che la Regione non hanno provveduto a predisporre finanziamenti pluriennali del servizio rendendo impossibile una più ampia programmazione. Pur con ciò il Comune di Perugia ha continuato ad impegnarsi in prima persona, sia garantendo fondi che una base condivisa costituendo la prima rete tra associazioni ed istituzioni".

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Per il futuro l’assessore ha auspicato che gli appelli del Comune vengano finalmente recepiti dalla regione e si possa così attribuire ai centri antiviolenza una dimensione strutturata al fine di tutelare sia le donne ed i bambini che usufruiscono dei servizi che gli operatori che prestano la loro opera nelle strutture. La consigliera del Pd, Borghesi, durante in dibattito in consiglio comunale, ha espresso il timore che nel prossimo futuro le strutture rischino di rimanere prive di fondi; per questo ha chiesto all’Amministrazione di procedere sul punto ad un monitoraggio costante. Insomma se non si crea una voce strutturale nel bilancio regionale i centri anti-violenza dovranno sempre vivere alla giornata. 
 

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