Ritorno al passato! Domani si decide sulla "caccia" al lupo: ecco quanti sono in Umbria, la Regione dica "no"

La discussione tra Governo e Regioni prevista per domani: si vuole abbatterli legalmente - secondo una certa quato massima - per garantire la sicurezza dei pascoli e degli allevamenti dopo le denunce di alcune associazioni di categoria. Ecco perchè farlo sarebbe un crimine verso la natura e l'Umbria stessa

Un bellissimo lupo umbro salvato dopo essere stato avvelenato

Tra i 100 e 150. Ma maggior parte distribuiti sul Parco dei Sibillini. Non male, come numero, se si pensa che erano praticamente estinti nel centro italia nel 1971. Pochini ( e quindi poco invasivi) se si calcolano l'estensione chilometrica dei nostri parchi e del resto dell'appennino. Stiamo parlando del lupo che è tornato ad essere parte attiva del nostro appennino. E ne scriviamo a 24 ore dalla discussione tra Governo e Regioni sulla possibilità di un abbattimento legale - per una certa quota - al fine di garantire la presunta sicurezza dei pascoli e degli allevamenti dopo le denunce di alcune associazioni di categoria.

E' difficile stabile il numero esatto di quanti lupi ci siano nel resto del Paese ma le cifre a disposizioni parlano di 1.070 e i 2.452 sull'Appennino, fra i 100 e i 150 sulle Alpi. Cifre ridicole. E invece di difendere questo predatore dall'uomo puntiamo tutto si un ritorno al passato: la caccia al lupo. Persino i cacciatori sono convinti che possa essere una cosa buona e giusta dato che negli ultimi anni ci sarebbe un calo  della selvaggina. In Umbria 150 lupi rappresentano forse la specie meno rappresentata in assoluto e il suo fattore di danno è risibile rispetto ad altre specie protette in forte aumento: cinghiali, daini, muflone e camosci. Anzi la presenza del lupo permette di tenere a bada questi animali che anche loro contribuiscono alla voce danni all'agricoltura che pesa sul bilancio regionale.

L'ipotesi di introdurre gli abbattimenti legali è sostenuta in particolare da Abruzzo, Toscana, Veneto, Basilicata, Calabria e Valle d'Aosta. E l'Umbria? Domani prenderà posizione. Si spera per un no deciso. Si spera in una presa di posizione non solo animalista ma anche di lungimiranza amministrativa: è in forte aumento il turismo nei parchi dove famiglie intere vanno a caccia con telecamere e foto-camere o semplicemente con binocoli per individuare e vivere l'emozione dell'incontro con gli animali liberi e selvaggi del nostro Paese. Le attrattive principali sono due: il ritorno del lupo e l'orso (anche questo minacciato... vedi al nord).

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Domani l'Umbria dica no al ritorno della caccia al lupo per restare una regione verde, selvaggia e a caccia di qualsiasi tipologia di turismo. In particolare oggi che questa voce /quella turistica) è stata praticamente annientata dalla paura per il terremoto. D'altronde già oggi tra bracconaggio e bocconi avvelenati il lupo è fortemente a rischio: nel solo 2016 ne sono stati ufficialmente uccisi una trentina. Vanno ricordate le parole di un esperto come il Presidente del Parco Oliviero Olivieri: "E' importante ribadire che il lupo è innocuo per l'uomo e che non sono mai stati effettuati interventi di reintroduzione o ripopolamento di questa specie in Italia, essendo la sua diffusione riconducibile alle sue buone capacità riproduttive e adattative, alle norme di tutela, alla naturalizzazione degli ambienti montani e collinari e all'incremento delle sue prede naturali, tra tutti il cinghiale, il capriolo e il cervo". Abbatterli sarebbe un peccato, di quelli mortali per l'ambiente e per l'uomo. 

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