Cronaca

Ultimo dossier Mafia in Umbria, i soldi pubblici per sanità e Pnrr fanno gola. Salgono i rischi. I clan di Camorra e 'Ndragheta sotto indagine

"Gli esiti di pregresse operazioni di polizia (Stige194 e Infectio195) e da quelli delle più recenti (Core business”196 e Eyphemos”197) hanno comprovato l’esistenza di proiezioni e l’operatività delle citate mafie tradizionali nei settori dell’edilizia, della ristorazione e dell’intrattenimento"

"In Umbria si registrano reati per lo più classificabili nel novero della 'criminalità diffusa'. Tuttavia non mancano episodi di infiltrazioni di gruppi criminali di matrice ‘ndranghetista e camorrista'. Non si rilevano segnali sintomatici della stabile presenza nel territorio umbro della criminalità organizzata pugliese e lucana": la conferma degli appetiti delle mafie anche in Umbria arriva dalla nuova relazione del Ministero degli Interni al parlamento realizzata attraverso la Dia. Camorra e 'Ndrangheta sono i principali sodalizi criminali che si dividono i traffici illeciti in Umbria: in primis il riciclaggio di denaro sporco e poi super-business della droga.

Le mani sporche della Camorra sull'Umbria sono di tre clan importanti e bene conosciuti negli ambienti dell'Antimafia: i Casalesi - che nonostante arresti e inchieste - resistono con nuove generazioni al comando, i Fabbrocino e i Terraciano. Partiamo da quest'ultimi: i Fabbrocino hanno la loro base sulla zona di San Giuseppe Vesuviano e comanda su parte del Vesuviano e dell'Agro Nolano, oltre a impotanti a ramificazione in Centro Italia. E' specializzato nel trattare importanti carichi di droga extra-campania, l'Umbria è una della tappe delle merci proibite.  Mentre i Terraciano sono napoletani veraci avendo la propria base nei Quartieri Spagnoli: in Umbria come in Toscana e in parte del Centro Nord tirano le file dell'usura e ripuliscono il denaro sporco acquisendo pezzi importanti dell'economia locale. E infine i conosciutissimi Casalesi: sono in questo caso casertani, con base a Casal di Pricipe e San Cipriano di Aversa, ramificazioni in tutta Europa. Sono specializzati nella gestione la prostituzione, il traffico di droga, l'edilizia, centri benessere e il riciclaggio di denaro. Ma la parte del leone sull'infiltrazioni mafiose spetta alla 'Ndrangheta e negli ultimi anni si è evidenziata la stretta mortale di due clan in particolare: le cosche Trapasso e Mannolo di San Leonardo di Cutro (Crotone) e Commisso di Siderno (Reggio Calabria). Erano riusciti ad avere non solo referenti ma aveva messo in piedi delle vere e proprie succursali criminali con tanto di minacce, estorsioni e truffe.

Obiettivo della Ndrangheta in Umbria: acquisire aziende umbre per poi spolparle di tutto e prima della chiusura utilizzarle per ottenere appalti pubblici nel resto del Paese. Recita il dossier del Ministero: "Gli esiti di pregresse operazioni di polizia (Stige194 e Infectio195) e da quelli delle più recenti (Core business”196 e Eyphemos”197) hanno comprovato l’esistenza di proiezioni e l’operatività delle citate mafie tradizionali nei settori dell’edilizia, della ristorazione e dell’intrattenimento".

E ancora: "le piccole e medie imprese che caratterizzano il locale tessuto socio-produttivo potrebbero rappresentare un ambito di interesse per mire criminali soprattutto con riferimento al riciclaggio dei capitali illecitamente acquisiti". Ma i tentacoli della piovra guardano sempre molto avanti. In Umbria oltre ai fondi per la ricostruzione sismica (terremoto del 2016) sono arrivati e arriveranno tanti fondi per arginare la crisi da Covid: sia in ambito sanitario che per i progetti del Pnrr. Più investimenti sul territorio da parte dello Stato e più l'Umbria, seppur piccola, diventa una occasione ghiotta per le mafie. Per il futuro prossimo dunque i rischi di infiltrazione sono destinati ad aumentare con maggiore forza rispetto al passato. Come già ribadito al Procuratore Sottani. 

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