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Quale futuro per il Turreno ora in mano sia alla Regione che al Comune? "Fate presto..."

Report del dibattito pubblico, organizzato dall’associazione culturale St.Art, che si è svolto ieri al Postmodernissimo di Perugia sulla questione del recupero dell’ex cinema-teatro e sulla vocazione culturale di città e regione

Spazio alla cultura. Per creare dal basso quell’agorà culturale degna di un capoluogo regionale come Perugia e che manca all’Umbria. Questa la voce che si è alzata ieri sera durante il dibattito pubblico che si è svolto al Postmodernissimo di Perugia. Alla fine è emersa anche una diversa visione della città e degli spazi per la cultura, da parte di alcuni operatori culturali presenti, perugini ma non solo, e da parte delle istituzioni. Chi pensa al Turreno come ad una struttura polivalente e chi invece chiede un teatro per portare grandi eventi, anche perché uno spazio polifunzionale andrebbe poi ad incidere sulle altre attività commerciali.

L’intenzione degli organizzatori del dibattito pubblico, con l’associazione St.Art in primis, era quella di non mettere in campo diatribe politiche o polemiche campanilistiche. Così fortunatamente è stato. Un incontro che ha mantenuto fede solo alla voglia di dare alla città un’occasione di confronto collettivo sul recupero dell’ex cinema-teatro del Turreno e sugli spazi della cultura in generale. Il piano di recupero del Turreno avviato con decisione nei primi mesi dell’anno, come è stato ribadito anche durante il dibattito, è arrivato infatti ad una fase di stallo. Tra posizione delle istituzioni, prospettive per gli spazi pubblici della città destinati alla cultura, visione della vita culturale di Perugia e dell’intera regione, si è discusso anche animatamente ma in maniera costruttiva.

Ad introdurre e moderare è stata la presidente di St.Art Angela Giorgi che, dopo presentato la nuova associazione culturale, ha dato la parola a Paolo Belardi, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, che con una relazione iniziale ha avviato una riflessione sul recupero del Turreno, sulla città e sulla concezione degli spazi pubblici destinati alla cultura. A seguire, gli interventi di operatori del settore culturale come Carlo Pagnotta per Umbria Jazz e Virgilio Ambroglini per la
Fondazione SergioPerLaMusica oltre ai rappresentanti delle istituzioni, tra cui anche l’assessore comunale Michele Fioroni e Baldissera Di Mauro, dirigente responsabile attività culturali della Regione Umbria. Presente in sala anche Giampiero Bianconi della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, a completare così i soggetti che insieme a Regione e Comune di Perugia hanno firmato il protocollo di intesa sul Turreno.

Il professor Belardi ha centrato il suo intervento dal punto di vista architettonico proponendo “la formula della bellezza” per realizzare una struttura “coerente con la storia della città e per restituire bellezza ad un luogo bello e che potrebbe esserlo ancora di più”. La formula della relatività di Einstein E=mc2 per Belardi si può trasformare quindi in Estetica=memoria x cultura al quadrato. “Ci vuole – ha detto – la cultura del progetto, della conoscenza e bisogna guardare la storia per capire come recuperare la struttura. La differenza poi la fa la testa del committente. La speranza è quindi che ci sia sinergia di tutti questi elementi. Il Turreno è edificio di grande qualità figurativa e la città non è fatta solo di quantità ma anche di qualità. Nell’epoca della competizione fra città dobbiamo quindi puntare, al di là della destinazione d’uso e del programma finanziario, a qualcosa di bello e attrattivo. La città faccia ciò che vuole sul Turreno e non solo, ma la bellezza deve essere aumentata e non diminuita”.

In rappresentanza della Regione Umbria, Di Mauro, ringraziando gli organizzatori per l’iniziativa “visto che la Regione ha sempre detto che per il Turreno ci vuole un percorso partecipativo”, ha ricordato l’iter del protocollo di intesa che dopo l’acquisto della struttura da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia prevedeva l’impegno finanziario della Regione e quello progettuale del Comune. Dopo i 3 milioni di euro dell’agenda urbana che la Regione ha destinato al recupero del Turreno, il Comune ora deve individuare un progetto a partire da due ipotesi: quella dello stralcio funzionale con i 3 milioni di euro al momento sul piatto o quella del progetto completo con l’individuazione di una possibile fonte per arrivare a 1,2 milioni di euro mancanti.

“Lo scenario al momento è solo quello di uno studio di fattibilità che non è certo un progetto – ha detto Di Mauro – con la Regione che non è entrata ancora mai nel merito. Se non ci saranno poi ipotesi in questo senso da parte del Comune si rivaluterà il tutto in una fase successiva e non si escludono altre soluzioni”. Nicola Mariuccini, presidente della commissione istituita a seguito della firma del protocollo di intesa, ha ricordato poi il tramonto dell’ipotesi del partenariato pubblico-privato, “la formula a cui si era pensato inizialmente, ma il nuovo codice degli appalti ha poi cambiato le carte in tavola non rendendo più possibile questo schema”.

Di Mauro ha poi invitato a non sottovalutare la problematica della gestione di questo spazio, “con il Comune – ha sottolineato – che non è in grado di sopportare i costi del Morlacchi, figuriamoci quindi per il Turreno”. Su questa difficoltà di gestione ha incentrato il suo intervento anche l’assessore Fioroni: “Non possiamo permetterci un Turreno che costerebbe all’amministrazione circa 400 mila euro l’anno, serve quindi una proiezione realistica. È importante guardare al futuro e non in maniera nostalgica al passato, che deve solo dare ispirazione. Ed il concetto di polifunzionalità è legittimo ed il Turreno ha chiuso perché il modello su cui si basava non era più valido”.

Per la vicenda Turreno, capienza e destinazione sono stati anche durante l’incontro i punti più discussi. Tra gli altri, è intervenuto anche Virgilio Ambroglini che come presidente della Fondazione SergioPeLaMusica ha avuto il merito di tenere sempre viva l’attenzione sul futuro del Turreno. “Non parlerò di posti – ha affermato Ambroglini – anche se i posti sono decisivi visto che parlano i fatti con il Teatro Lirick di Assisi in continuo overbooking perché tutti vogliono andare a fare i concerti in quello spazio che è l’unico in Umbria con oltre 900 posti. Questa questione è quindi decisiva perché forse c'è una visione diversa di città: c'è chi la vuole riempire sempre più di cultura e chi di altre cose. Una questione decisiva anche in una prospettiva di macroregione con Perugia che ambisce a diventare ‘capitale’ e per questo servono strutture adeguate. Sul Turreno e Perugia va quindi costruito un caso nazionale in ambito culturale e serve un rilancio della città attraverso un sistema di spazi culturali adeguati: San Francesco al Prato potrebbe diventare centro per arte contemporanea senza dimenticare di valorizzare e recuperare in chiave culturale spazi come il Santa Giuliana e il Frontone”.

Secondo il direttore artistico di Umbria Jazz, Pagnotta, “questa è l’ultima occasione che ha la città di Perugia per realizzare uno spazio degno, lo diciamo noi di Umbria Jazz ma questo non vale certo solo per noi”. “Perugia ha bisogno di uno spazio per la cultura di grandi dimensioni, è capoluogo della regione e deve avere il teatro più grade dell’Umbria” ha detto Pagnotta che poi ha aggiunto: “Il Comune con i soldi degli altri ci vuole fare quello che gli pare e soprattutto quello che gli costa meno”.

Dall’incontro al Postmodernissimo è emerso comunque un dato certo: ora la Regione e l’amministrazione comunale devono interrogarsi a fondo sul bisogno che hanno la città e la regione di uno spazio per la cultura come quello del Turreno. Se però su questo fronte, come emerso, il percorso sembra essersi arenato, l’incontro però ha contribuito a ricreare una dimensione di dibattito pubblico sulla visione della cultura, legata certamente agli spazi ma non necessariamente ai numeri. Iniziative come questa, insomma, fanno bene alla collettività anche perché occasione rara per cercare con un dibattito pubblico di uscire dalla stagnazione di idee e di energie che sembra ormai vincente.

La partecipazione dei principali operatori culturali della regione ha poi dimostrato che era necessario un confronto su questi temi, visti i pochi dibattiti pubblici in merito e vista la difficoltà di ragionare su questi argomenti all’interno del dibattito politico attuale. L’incontro è stato promosso dalla nuova associazione culturale St.Art in sinergia con il Cinema Postmodernissimo.

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