Cronaca

FOCUS Tumore al seno aggressivo, i nuovi farmaci allungano la vita dei pazienti. "La riabilitazione deve essere garantita"

Ma oltre ai nuovi farmaci, fondamentali sono la diffusione del territorio delle Breast Unit, strutture specializzate nella diagnosi, nella cura e nella riabilitazione

In Italia 44mila donne vivono con un tumore al seno metastatico di cui il 15-20% di tipo HER2. In Umbria si calcola un numero di pazienti che si aggira sulle 900 unità. Si tratta di un carcinoma particolarmente aggressivo, non suscettibile di guarigione nella maggior parte dei casi, ma che può essere tenuto sotto controllo per lunghi periodi, grazie ai grandi passi avanti della ricerca. Nel corso dell’evento “ANALISI DELLO SCENARIO ATTUALE E PROSPETTIVE FUTURE NEL TUMORE DELLA MAMMELLA - FOCUS ON HER 2+”, organizzato da Motore Sanità, è stato ribadito l'importante passo in avanti a livello di cura che permette una qualità della vita nettamente migliore. Ma oltre ai nuovi farmaci, fondamentali sono la diffusione del territorio delle Breast Unit, strutture specializzate nella diagnosi, nella cura e nella riabilitazione psicofisica delle donne con la neoplasia mammaria al seno.

L’IMPORTANZA DELLE BREAST UNIT
“Fino a poco tempo fa il tumore metastatico non dava scampo. Ora, invece, questi farmaci straordinari hanno reso la malattia spesso sub cronica” - conferma Lucio Fortunato, Direttore UOC Senologia AO San Giovanni Addolorata Roma, sottolineando un nuovo spunto su cui riflettere: occorre perciò garantire a queste donne che sono anche mogli, sorelle, madri, lavoratrici, compagne, figlie, una buona qualità di vita. Per rispondere a tale necessità abbiamo bisogno delle Breast Unit, strutture specializzate nella diagnosi, nella cura e nella riabilitazione psicofisica delle donne con la neoplasia mammaria al seno. In Lazio questi Centri sono in tutto 16 e, a fronte degli oltre 5mila nuovi casi di tumore al seno all’anno, sempre in regione Lazio, il 70-80% di questi vengono trattati qui”. 

 INSERIRE LA RIABILITAZIONE ONCOLOGICA NEI LEA

Il bisogno di garantire alle pazienti una buona qualità di vita, anche attraverso la riabilitazione oncologica, è stato rimarcato da Silvana Zambrini, Presidente Antea Associazione, Vicepresidente FAVO. “Dobbiamo però constatare - sottolinea - che la riabilitazione non è ancora stata inserita nell'elenco delle prestazioni garantite a tutti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Consideriamo ad esempio la sofferenza fisica, psicologica e sociale per la presenza di un linfedema al braccio, con problemi attinenti non solo alla mobilizzazione ma anche estetici, con ripercussioni psicologiche e sociali. Questa paziente sicuramente ha diritto a poter accedere velocemente e gratuitamente alle cure fisioterapiche. Ma perché allora questa necessaria riabilitazione non rientra ancora nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)? È vero che con il codice 048 i pazienti oncologici hanno diritto alla esenzione dal ticket, ma non sempre e ovunque l'esenzione viene rispettata. Occorre in verità offrire un percorso riabilitativo integrato, che tenga conto delle particolari esigenze per il singolo paziente, per ridurre al minimo la disabilità fisica e i numerosi deficit funzionali, cognitivi, nutrizionali, psicologici, sociali e professionali. Per un buon risultato occorre un lavoro di squadra ben programmato in anticipo, evitando che i danni si manifestino. Non trascuriamo infine di considerare il forte valore sociale ed economico quando una paziente non grava sullo Stato per i costi derivanti da una disabilità ormai conclamata”.

IL RUOLO CRUCIALE DELLA PREVENZIONE E DEL FATTORE TEMPO

Un richiamo infine alla prevenzione come “migliore arma per governare i tumori” arriva da Elio Rosati, Segretario Regionale Cittadinanzattiva Lazio. “I dati delle prestazioni sanitarie, anche legate alle difficoltà del Covid - dice Rosati - ci dimostrano che l’organizzazione sanitaria non è centrata sulla prevenzione, ma sulla prestazione. Si deve dare una svolta ponendo la prevenzione, in tutte le sue fasi, come elemento centrale, fondante e guida nelle scelte di politica sanitaria”.

E poi c’è il fattore tempo, fondamentale per le pazienti con tumore metastatico, come ricorda Rosanna D'Antona, Presidente di Europa Donna Italia, con queste parole: “L’accesso alle nuove cure e ai farmaci innovativi rientra nei punti del nostro manifesto sul tumore al seno metastatico, redatto grazie all'ascolto di un gruppo di pazienti nell'ambito di una campagna di cui Europa Donna Italia si fa promotrice a sostegno delle pazienti con questo tipo di tumore. Riteniamo fondamentale, per la salute delle pazienti, accelerare i processi di approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per rendere i farmaci tumorali, in particolar modo quelli per i tumori metastatici, prescrivibili tramite un early access, così come accade in molti Paesi europei dopo l'approvazione dell’Agenzia Europea dei Farmaci (EMA)”.

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