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Cronaca

'Telefonisti' ed 'emissari', così funzionava il 'call center' delle truffe agli anziani: 10 arresti

Smantellata dai carabinieri di Bologna una rete di truffatori con basi a Napoli e a Barcellona: messi a segno in Umbria due degli oltre 60 'colpi' contestati agli indagati

'Ttelefonisti' ed 'emissari', ovvero di trasfertisti che intervenivano immediatamente nel caso il raggiro fosse andato a buon fine. E poi schede telefoniche intestate a prestanome e mezzi a noleggio per raggiungere la città-obiettivo e il B&B prenotato di volta in volta. 

Un vero e proprio 'call center' delle truffe agli anziani, come riporta Bologna Today, quello smantellato carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Bologna, le cui indagini sono scattate dalla denuncia di una donna 95enne a Marzabotto (derubata di 3.880 euro a gennaio del 2021) e hanno portato a 10 misure cautelari e a 16 indagati, ai quali vengono contestati oltre 60 'colpi' messi a segno in quasi tutta Italia (due anche in Umbria e poi 17 in Emilia-Romagna, 9 a Bologna e provincia, 3 a Modena, 2 a Ferrara, 2 a Parma e 1 a Ravenna, 6 in Toscana, 11 in Lombardia, 2 in Basilicata, 1 in Campania, 5 in Piemonte, 1 in Sardegna, 9 in Veneto, 5 in Abruzzo, 3 nelle Marche e 1 in Friuli Venezia Giulia). 

VIDEO "Colpi" in tutta Italia: smantellate tre batterie di truffatori di anziani

L'organizzazione era articolata in tre batterie di napoletani con tre capi: due avevano la sede logistica a Napoli e una a Barcellona. Una struttura ben organizzata e la tecnica è ormai nota: si tratta del raggiro della 'cauzione' che, come ribadiscono ancora una volta i carabinieri "in Italia non è prevista". Si iniziava con una telefonata sulla linea fissa della vittima da parte di un sedicente avvocato per comunicare che un parente era stato arrestato e quindi la richiesta di una somma in contanti o in oro (3-4 mila euro) per poterlo rimettere in libertà:.

"Per verificare può chiamare il 112", dicevano ai malcapitati. Non interrompendo la comunicazione, infatti, alla chiamata rispondeva l'ennesimo truffatore che si fingeva maresciallo. Quando le vittime non riuscivano a reperire i contanti, i malviventi si 'accontentavano' anche di ori e preziosi che chiedevano di pesare per due motivi, fa notare l'Arma: "Per raggiungere la somma richiesta, ma anche perché i capi dell'organizzazione non venissero, a loro volta, ingannati dall'emissario". La refurtiva veniva in primo momento riportata nel capoluogo campano, ma a seguito di due controlli avvenuti in Toscana, l'oro veniva venduto immediatamente e il valore versato su diverse prepagate, sempre intestate a prestanome. 

Ma se i numeri delle schede che utilizzavano per telefonare alle vittime erano intestate a prestanome, i contatti con i capi erano effettuati con i telefoni personali, come pure il noleggio dei mezzi e la prenotazione degli alberghi: in quel caso dovevano necessariamente presentare documenti, ed è così che, con l'esame dei traffici telefonici, è stato possibile per i carabinieri risalire agli autori delle truffe. 

Gli arrestati, tra i 20 e i 46 anni, dovranno ora rispondere di associazione a delinquere, ricettazione, truffa, auto riciclaggio e anche, in un caso, di traffico di stupefacenti. Quattro misure sono state già eseguite, mentre altri sei soggetti sono ricercati. 

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