L'amore truffaldino le costa 65mila euro e i gioielli di famiglia venduti al banco dei pegni

L'uomo che diceva di amarla ha chiesto soldi su soldi per i suoi affari, fino al prestito dell'auto per compiere una rapina a Torino

Truffata nell’amore e nei suoi averi dall’uomo che le aveva detto di amarla e di essere un ricco imprenditore, ma le ha tolto tutti i risparmi, anche vendendo al banco dei pegni i gioielli di famiglia.

L’uomo è finito in tribunale, difeso dall’avvocato Simone Nicotra, con l’accusa di truffa e furto per aver chiesto in prestito, ma con l’inganno, alla donna e a suo padre 65mila euro (mai restituiti) e per aver rubato i gioielli di famiglia della donna per impegnarli (azione compiuta per il tramite di un parente) sfruttando al relazione sentimentale che c’era tra di essi.

La donna ha raccontato oggi al giudice Alessandra Grimaccia di come si fosse innamorata di quell’uomo dai modi distinti, onesto nel raccontarle subito che era divorziato, con due figli, ai quali non faceva mancare nulla e di cui si occupava nei giorni spettanti. Di come il lavoro lo assorbisse, ma occupandosi di import-export, non aveva bisogno di un ufficio stabile e poteva trasferirsi da Napoli a Perugia anche subito. Cosa che in realtà aveva fatto, anche grazie all’aiuto della donna nel fare da garante per un appartamento in affitto.

Le cose erano andate bene per un primo periodo, poi lui aveva iniziato ad essere preoccupato, sempre impegnato nel lavoro. E quando lei le aveva chiesto cosa non andasse, lui aveva detto di aver problemi per un accertamento fiscale e che gli avevano bloccati i conti correnti, cosa che aveva comportato il blocco alla dogana di alcune merci che aspettava. Così le aveva chiesto se poteva aiutarlo.

Lei non aveva saputo dire di no, aveva anche coinvolto il padre per far fronte alle continue richieste economiche dell’uomo. Fino ad arrivare alla cifra di 65mila euro dati in contanti, in assegni e con bonifico. Per ottenere i soldi senza tante domande metteva in scena sempre un’urgenza che non permetteva di frapporre esitazioni.

Così era accaduto anche per l’ultima richiesta di seimila euro e il prestito dell’auto della donna, essendo la sua bloccata dalla ganasce fiscali. Doveva andare in Spagna e prendere dei soldi lì investiti. E la signora aveva acconsentito, credendo ancora nell’amore. Poi lui era sparito.

Dopo un mese la donna era andata in Questura a presentare una denuncia per sparizione, convinta che al suo uomo fosse successo qualcosa. Nel momento in cui aveva fornito la targa, però, era avvenuto l’incredibile. Sul monitor dell’agente che raccoglieva la denuncia era apparsa la notazione che l’auto con quella targa era stata utilizzata a Torino per una rapina e l’arrestato era proprio l’uomo di cui si denuncia la scomparsa.

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Tutto il castello di menzogne era crollato. La donna aveva così scoperto di essere stata truffata, che anche i suoi amici si erano fidati dell’uomo. Risultavano non pagate la bollette e l’affitto di casa. Così lei era andata a svuotare l’appartamento e nella cassaforte aveva trovato il cofanetto dei suoi gioielli e una ricevuta del banco dei pegni. Avendo le chiavi di casa della donna, l’uomo si era introdotto e aveva rubato i gioielli. Lui sapeva dove li teneva e più di una volta l’aveva rimproverata dicendole che doveva chiudere porte e finestre perché in giro c'erano tanti malfattori.

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