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Cronaca

Mette in vendita un'auto inesistente online e sparisce con la caparra: dopo 5 anni si scopre che non ha mai ricevuto gli atti del processo

Il giudice ha chiuso il procedimento per mancata conoscenza della pendenza del processo da parte dell’imputato

Intasca l’acconto per la vendita dell’auto e sparisce. Rintracciato e denunciato, finisce sotto processo, ma il giudice dichiara il doversi procedere per mancata conoscenza della pendenza del processo da parte dell’imputato.

Protagonista della vicenda un 35enne di Cagliari, difeso dall’avvocato Michela Maria Ulli, accusato di truffa per avere, “con artifizi e raggiri” messo in vendita online, in un sito specializzato, una Fiat Punto e di avere, nel “condurre le trattative” indotto in errore il compratore.

Secondo la Procura di Perugia avrebbe fatto credere di avere “la effettiva disponibilità del bene offerto in vendita, ingenerando” nell’acquirente la convinzione di “concludere positivamente l’affare, facendosi accreditare, mediante versamento” su una carta ricaricabile, “la somma di 100 euro, a titolo di caparra, prima della consegna effettiva del bene”, ma che in realtà non è mai stato consegnato.

L’accusa sostiene che così facendo l’imputato si sia procurato “un ingiusto profitto, pari alla somma accreditatagli”.

Il problema sorge dal momento in cui la Procura chiude le indagini, notificandone la chiusura: atto di cui l’imputato non è mai stato informato. E così è stato per tutto il procedimento, con l’accusato che risulta irreperibile, ma mai con provvedimento del tribunale. Anche il difensore, d’ufficio, non ha mai potuto parlare con l’assistito.

Così, dopo 5 anni, il giudice ha dovuto chiudere il processo di cui l’imputato non ha mai saputo nulla.

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