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Giovedì, 13 Giugno 2024
Cronaca

"Mi serviva per lo svezzamento di mia figlia", mamma vittima della truffa del finto annuncio online

Convinta di aver acquistato un "Bimby" a prezzo scontatissimo, non ha mai ricevuto nulla a casa. Anche il codici di tracciabilità della spedizione era fasullo

“All’epoca avevo da poco avuto una bambina e quando ha avuto cinque mesi dovevo iniziare lo svezzamento, il Bimby a quel prezzo era un’occasione imperdibile”.

Secondo la Procura di Perugia, però, l’annuncio su Marketplace di un Bimby a solo 500 euro, venduto in pochissimo tempo d’altronde, sarebbe una truffa perché l’oggetto non è mai stato spedito all’acquirente.

Una donna di 32 anni è finita sotto processo con l’accusa di truffa, perché “con artifici e raggiri consistiti nel registrarsi sul sito denominato Marketplace presente sul social network Facebook, inducendo in errore i potenziali acquirenti sulla effettiva volontà di vendita, proponeva e vendeva a … un robot da cucina Bimby con la pattuizione dell’invio del bene a seguito dell’avvenuto pagamento a mezzo bonifico bancario”.

L’acquirente aveva pagato 500 euro con bonifico, ma non aveva ricevuto nulla, se non un codice della spedizione con corriere. Quando non le era arrivato nulla e il venditore era sparito, la donna si era decisa a sporgere denuncia e, poi, a costituirsi parte civile, tramite l’avvocato Giuseppe De Lio, nel procedimento per truffa.

Secondo la Procura la venditrice avrebbe “rassicurato la persona offesa dell’avvenuta spedizione, mediante la trasmissione a mezzo messaggistica Whatsapp di una lettera di vettura della società Sda”. Il codice della spedizione fornito, però, era incompleto, in modo da non poter risalire alla stessa, in quanto mai effettuata, “procurandosi così il corrispondente ingiusto profitto con altrui danno”.

Nel corso dell’udienza di oggi è stata sentita proprio la vittima, la quale ha confermato di aver ricevuto i codici di tracciabilità della spedizione, ma che al controllo non erano stati trovati riscontri nei sistemi di spedizione. Anzi il corriere aveva confermato che quella spedizione non era mai esistita.

L'imputata ha sempre respinto le accuse, contestando l'ipotesi di truffa, ricostruendo i passaggi della trattativa, che prevedeva l'acquisto del prodotto tramite lei, collaboratrice esterna del settore vendite dell'azienda produttrice, e la consegna a mano alla madre dell'acquirente, che sarebbe passata per l'Umbria prima di raggiungere il nord Italia. Purtroppo la vicenda si svolgeva nei giorni del primo lockdown per il Covid-19 e la cliente chiedeva la spedizione. La venditrice ha prodotto documenti e messaggistica che comprovano la spedizione tramite corriere Sda, avvertendo l'acquirente che non assicurava nulla sul recapito della merce.

Il giudice ha rinnovato a maggio prossimo per il completamento dell’istruttoria processuale.

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