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Frode "carosello" con le auto: importate e immatricolate 1.700 vetture senza pagare l'Iva. Scatta il maxi sequestro

La Procura di Spoleto contesta l'emissione di fatture per operazioni inesistenti per un imponibile accertato pari a oltre 36 milioni di euro, con un'Iva evasa pari a 8 milioni di euro

Un maxi sequestro per 8 milioni di euro è stato disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto ed eseguito dai funzionari dell’Amministrazione del demanio e dei monopoli di Perugia e dai militari del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza a carico di una persona fisica e di una società, quale profitto di plurimi reati tributari ascritti a una società umbra che opera nel commercio di veicoli.

Attraverso il ricorso al cosiddetto “mercato parallelo”, ossia gli acquisti di veicoli da soggetti diversi dalla casa madre, secondo gli investigatori, il soggetto e la società avrebbero eluso il pagamento dell’Iva dovuta sulla prima rivendita nazionale prima dell’immatricolazione del veicolo, attraverso uno specifico modello F24, senza possibilità di compensazione.

Tale procedura non si applica agli acquisti dei privati poiché, in tal caso, l’imposta sul valore aggiunto è versata nel Paese del fornitore. All’atto dell’immatricolazione in Italia, va prodotta la fattura di acquisto emessa dal fornitore UE e un’autocertificazione attestante l’avvenuto pagamento dell’Iva nello stato estero.

Sulla base di elementi desunti dalle banche dati in uso all’Amministrazione finanziaria e dell’analisi della documentazione amministrativa e contabile sequestrata presso le sedi della società e il domicilio dell’indagato, sono state formulate ipotesi di reato relative agli acquisti di oltre 1.700 autoveicoli nel periodo 2014-2019. Si ritiene, salva ovviamente la verifica da parte del giudice, che possano essere state utilizzate due diverse modalità fraudolente di evasione dell’Iva, l’uso di falsa documentazione e l’interposizione fittizia di “società fantasma” negli acquisti dei veicoli. Si contesta l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un imponibile accertato pari a oltre 36 milioni di euro, con un’Iva evasa pari a 8 milioni di euro.

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