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Ricorsi con firme false per il risarcimento da giustizia lumaca, in sedici davanti al giudice

Truffa ai danni dell'Inps e del Ministero con le richieste di ignari clienti per l'equo indennizzo secondo la legge Pinto: i soldi finivano in conti all'estero

Ricorsi con il trucco alla Corte d’appello di Perugia contro le lungaggini della giustizia per truffare il Ministero e l’Inps. È l’accusa che ha portato davanti al giudice per l’udienza preliminare sedici persone tra avvocati romani, collaboratori di studio, ex parlamentari e dipendenti di una società con sede all’estero. I reati contestati sono di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso in atto pubblico e riciclaggio.

Secondo la Procura di Perugia gli imputati avrebbero presentato delle richieste per ottenere gli oneri accessori sulla pensioni di centinaia di ignari pensionati, mentre per altri ignori clienti avrebbero richiesto il riconoscimento dell'equa riparazione per la giustizia lumaca così come previsto dalla Legge Pinto. Centinaia di ricorsi che nel tempo erano confluiti in Corte d’appello a Perugia (per competenze sui processi romani) e al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria per i giudizi di ottemperanza. I procedimenti per la legge Pinto, negli ultimi anni, avevano messo in crisi, per la mole di richieste, il distretto giudiziario umbro.

Secondo la Guardia di finanza per presentare i ricorsi gli imputati avrebbero utilizzato le firme originali apposte dei clienti sulle nomine ad avvocato difensore per procedimenti giudiziari reali o per azioni per ottenere la pensione effettive. Se l’Inps non pagava entro i termini, partiva la richiesta di risarcimento. Quelle firme sarebbero state messe, quindi, sui ricorsi per la legge Pinto o per domande all’Inps all’oscuro dei clienti e i soldi sarebbero stati incassati dagli avvocati e utilizzati per comperare immobile di lusso in montagna o per finire nei conti correnti in Svizzera, Gran Bretagna, Lussemburgo e a Panama.

Tra i difensori degli imputati gli avvocati Ubaldo Minelli e Giovanni Spina. Una delle vittime si è costituita parte civile tramite l’avvocato Giuseppe Innamorati.

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