Inchiesta sulla gestione delle farmacie: dodici tra funzionari regionali, farmacisti e medici a giudizio

Uno degli imputati ha patteggiato due anni e 10 mesi e un risarcimento di 30mila euro

Dodici rinvii a giudizio e una condanna a due anni e 10 mesi, più una provvisionale di 20mila euro a favore della Regione Umbria e 10mila a favore dell’Asl. È la decisione del giudice per le indagini preliminari a carico degli imputati nell’operazione Piramide che ha portato alla luce un presunto giro di favoritismi nei confronti di alcuni farmacisti e operatori farmaceutici e sanitari perugini. Le accuse, con il vincolo dell’associazione, andavano dalla truffa all’abusivo d’ufficio, dal falso alla concussione. Tra gli imputati l’ex capo dell’ufficio autorizzazioni e accreditamento della Sanità regionale, due funzionari regionali, due farmacisti e diversi medici.

Secondo il sostituto procuratore Mario Formisano, gli imputati attraverso “atti amministrativi illeciti” avrebbero gestito “il servizio di accreditamento e valutazione qualità della Regione favorendo in maniera sistematica alcuni operatori sanitari accreditati”. Due farmacisti, secondo l'accusa, avrebbero ottenuto l’autorizzazione a gestire depositi farmaceutici, ma privi dei requisiti richiesti. Tra i capi d’imputazione anche una delibera "truccata" per un ruolo all'interno del centro di sperimentazione clinica che si stava istituendo, inducendo in errore "il personale della segreteria della Giunta", "facendo sottoscrivere nella fase di perfezionamento dell'efficacia della deliberazione, una versione diversa da quella votata e approvata".

L’accusa contesta anche il falso ideologico in quanto uno degli imputati, da dirigente regionale, era anche socio di una farmacia che aveva sottoscritto un contratto con la Regione, guadagnando 37mila euro che non gli spettavano.

La vicenda era divenuta nota nel 2015, quando le indagini avevano portato alla perquisizione dei Nas negli uffici del Broletto per alcuni accertamenti.

Alcuni capi d’imputazione sono risultati prescritti, mentre per altri il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il non luogo a procedere; per le imputazioni più pesanti ha deciso per il rinvio a giudizio. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Vesi, Monacelli, Brunelli, Scarongella e Viti. L'Asl si era costituita parte civile tramite l'avvocato Francesco Blasi, mentre la Regione era assistita dall'avvocato Nicola Di Mario.

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