Guardaroba nuovo con i bonifici fasulli, ma per lo psichiatra e il giudice è incapace di intendere e volere

Una donna era accusata di insolvenza fraudolenta: si era finta sottufficiale della Guardia di finanza per acquistare vestiti e accessori, che poi non aveva pagato

Aveva fatto acquisti per centinaia di euro senza pagare, fingendosi un sottufficiale della Guardia di finanza. Finita sotto processo per insolvenza fraudolenta, però, è stata assolta perché incapace di intendere e volere al momento dei fatti. Con tanto di perizia da un psichiatra.

La donna, difesa dall’avvocato Giuseppe De Lio, era accusata di aver finto “il proprio stato di insolvenza” al momento di dover pagare un intero guardaroba scelto in un negozio di abbigliamento in provincia di Perugia. Nell’occasione aveva comperato “1 blusa Souvenir, 1 pantalone Berna, 1 pantalone Vivolo, 1 tshirt Vicolo, 1 top Vicolo, 1 camicia Dixie, 1 pantalone Souvenir, 1 jeans Happy 25, dell’importo complessivo di 386 euro” dicendo che avrebbe pagato con un bonifico, ma non adempiendo a tale impegno.

L'imputata era entrata nel negozio il giorno prima, aveva scelto dei vestiti e detto che sarebbe passata il giorno dopo a pagare, facendosi mettere tutto da parte. Il giorno successivo, però, l’imputata si era presentata in negozio, dicendo di essere un sottufficiale della Guardia di finanza, e pagando con un bonifico di 232 euro, inviando poi la fattura dal cellulare. Il commesso stampava la ricevuta e la metteva in cassa. Prima di uscire dal negozio, però, la donna effettuava un ulteriore acquisto di 150 euro, pagando con un bonifico fatto con il cellulare e inviando la ricevuta.

Qualche giorno dopo la proprietaria del negozio controllava il conto corrente e scopriva che i bonifici erano stati annullati. Controllava le ricevute lasciate dalla donna e scopriva che il conto aveva un saldo negativo di 87 euro. Dopo una telefonata in cui l’acquirente negava tutto, era partita la denuncia.

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La proprietaria del negozio si era costituita parte civile nel processo tramite l’avvocato Alessandro Bacchi. La difesa della donna aveva sollecitato una perizia per capire quanto l’imputata fosse capace di intendere e volere. Per lo psichiatra e per il giudice non lo era. Da qui l’assoluzione.

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