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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

Auto importate con il trucco per non pagare l'Iva, maxi sequestro di beni e denaro

Guardia di finanza e Agenzia delle dogane sequestra 2 milioni di euro di beni mobili e immobili a 9 indagati tra soggetti e società per frode carosello nel commercio di autoveicoli di provenienza dell'Unione europea

Importavano auto immatricolate all'interno dell'Unione europea per non pagare tasse e Iva. La presunta frode carosello è stata scoperta e i funzionari dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli e i militari della Guardia di finanza di Perugia hanno sequestrato circa 2 milioni di euro di beni mobili e immobili nei confronti di 9 soggetti e società, accusati di una frode carosello nel commercio di autoveicoli di provenienza unionale.

Sotto sequestro sono finiti un capannone industriale, un appartamento, disponibilità finanziarie per 400mila euro nonché quote societarie in capo ai soggetti destinatari del provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari che ha così accolto la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Perugia.

Il sequestro segue le indagini che l’Ufficio ADM di Perugia aveva avviato a partire dal 2017 e che avevano consentito di accertare un’evasione milionaria che ha portato alla denuncia di 8 soggetti, tra i quali una donna: 5 di questi residenti in Umbria, 3 nel Lazio.

Le autovetture, provenienti soprattutto dalla Germania, ma in qualche caso anche dalla Danimarca, venivano acquistate senza che venisse versata l’Iva in Italia grazie anche a un sistema di false attestazioni che venivano depositate presso gli uffici della Motorizzazione di Palermo e Foggia. Secondo tali certificazioni erano stati gli acquirenti finali, ovviamente ignari del meccanismo fraudolento, ad acquistare le automobili nel Paese intracomunitario.

Nel corso delle indagini i funzionari delle dogane hanno sentito i proprietari dei mezzi – più di 100 le auto oggetto della imponente evasione - che non solo hanno disconosciuto la paternità dei documenti consegnati agli uffici della Motorizzazione, ma confermato l’acquisto presso il concessionario umbro. L’analisi dei rischi e l’accesso alle banche dati dell’Agenzia ha consentito poi di risalire a una serie di società italiane che si interponevano nei vari passaggi per attuare la frode carosello con falsi crediti Iva basati su fatture soggettivamente inesistenti.

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