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Finte assunzioni di lavoro per ottenere gli assegni familiari: in tre a processo

Il fittizio datore di lavoro ha patteggiato; rinviati a giudizio un consulente del lavoro e due fittizie collaboratrici domestiche. Le accuse sono di falso e truffa

Nella carta erano assunte come lavoratrici domestiche, ma a conti fatti non avrebbero fatto neanche un giorno di lavoro. Falso ideologico e truffa aggravata.

Sono queste le accuse che la procura di Perugia contesta a un presunto fittizio datore di lavoro (che oggi ha patteggiato un anno e 4 mesi), a un consulente del lavoro ed ad altre due sedicenti lavoratrici domestiche di origini cinesi, di cui una considerata “l’ideatrice e la intermediaria nella realizzazione delle condotte illecite”, tutti finiti davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Perugia.

Nell’ottica accusatoria che ne aveva sollecitato il giudizio, il consulente del lavoro avrebbe inoltrato le comunicazioni di avvio di rapporti lavorativi tra il datore e le collaboratrici domestiche attestando “falsamente” (nelle comunicazioni indirizzate al Ministero del Lavoro) la costituzione di un valido ed effettivo rapporto di lavoro.

E questo, nelle carte dell’accusa, in modo tale da creare posizioni contributive ed assicurative, ma anche per accedere a benefici come l’erogazione di assegni per il nucleo familiare. Quest’ultimo tentativo, non riuscito, a seguito di alcuni controlli. I periodi nei quali sarebbero avvenute le presunte finte assunzioni vanno dal 2014 al 2016. Il processo per gli imputati inizierà nel dicembre del 2020. Gli avvocati difensori sono: Alessandro Vesi, Francesco Sensi, Erica Paiolo, Alberto Catalano e Alessandro Fratini. 

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