Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca

"Mia figlia ha bisogno di aiuto per disintossicarsi", badante sotto processo per truffa dopo aver spillato 100mila euro a tre anziani

La donna è anche accusata di estorsione avendo tentato di ottenere denaro minacciando le vittime

Fa perdere a testa agli anziani e poi svuota il conto corrente sottraendo loro 100mila euro con la scusa che le servivano per definire una lite giudiziaria per un'eredità (mai esistita) o per aiutare la figlia inesistente a disintossicarsi

Una donna, una algerina difesa dall’avvocato Vittorio Lombardo, è accusata di truffa ed estorsione per aver sottratto denaro, con l’inganno e le minacce, a tre anziani che assisteva e con i quali aveva iniziato una relazione sentimentale.

Secondo la Procura di Perugia la donna avrebbe “falsamente rappresentato alle persone offese”, tre uomini si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Pietro Giovannini, “di avere necessità di denaro per assistere la figlia ricoverata in una comunità per tossicodipendenti, al nord Italia” e quindi di aver bisogno di soldi per viaggiare e “per affrontare spese legate a una inesistente divisione ereditaria in corso in Algeria, altresì carpendo la buona fede delle vittime, con le quali al contempo instaurava una relazione affettiva e sentimentale e promettendo loro la restituzione delle somme ricevute”.

Tra contante, assegni e cambiali la donna avrebbe ricevuto dalle prime due vittime 90mila euro. Una terza vittima sarebbe stata raggirata, sempre con la storia della figlia in disintossicazione e dell’eredità contesa in Algeria, fino a convincerla a consegnare 75mila euro in contanti e firmando per un prestito di 12mila euro per l’acquisto di un’autovettura.

La Procura contesta anche l’aggravante di aver approfittato di persona in età avanzata, le vittime hanno tra gli 85 e gli 89 anni, “tale da ostacolare la privata difesa e di aver arrecato un danno patrimoniale di rilevante gravità”.

I fatti contestati sarebbero avvenuti tra il 2008 e il 2013.

L’estorsione, secondo la Procura di Perugia, si sarebbe concretizzata in un caso, ovvero quando la donna “con minaccia consistita nel contattarlo a mezzo telefono con insistenza, nel pedinarlo e nell’appostarsi presso la sua abitazione, anche seguendolo e introducendosi all’interno della di lui autovettura al fine di poter colloquiare” con lui e richiedergli ulteriore denaro, “minacciando di compiere gesti di autolesionismo”, avrebbe cercato di farsi consegnare altro denaro da una delle vittime.

Una delle vittime del raggiro è deceduta e nella costituzione di aprte civile sono subentrati i figli. Nel corso dell'udienza di oggi sono state sentite le parti offese e gli investigatori. L'imputata ha annunciato che intende sottoporsi all'esame.

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