Tentata truffa sui fondi Covid19 per le aziende, c'è anche un "prestanome" umbro tra gli indagati

Operazione della Guardia di finanza di Milano per associazione per delinquere, frode fiscale e auto riciclaggio. L'ombra della criminalità organizzata

La criminalità organizzata c’entra, ma non così tanto. L’associazione per delinquere, invece, per la Guardia di finanza esiste ed era finalizzata alla frode fiscale, all’auto-riciclaggio, all’intestazione fittizia di beni e valori, alla bancarotta fraudolenta e all’ottenimento dei contributi per le aziende in difficoltà previsti dai vari decreti per fronteggiare l’emergenza sanitaria Covid19.

La Guardia di finanza di Milano ha eseguito 4 mi9sure cautelari in carcere e 4 agli arresti domiciliari, perquisizioni e sequestri (per 7,5 milioni di euro) in Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Lazio, Calabria e Sicilia. Indagato in Umbria, un imprenditore di Magione che avrebbe svolto la funzione di prestanome per far ottenere al gruppo criminale i finanziamenti con la garanzia pubblica del Fondo centrale di garanzia delle Pmi.

Alcuni degli appartenenti al sodalizio criminale sono collegati ad alcuni clan della ‘ndrangheta di Crotone.

Secondo gli investigatori le imprese, italiane ed estere, senza reciproci legami societari, avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti, evadendo il pagamento dell’Iva e attuando operazioni di auto-riciclaggio di proventi illeciti accumulati per oltre mezzo milione di euro, attraverso canali bancari e conti correnti accesi in Bulgaria ed Inghilterra.

Dai documenti emergerebbe anche la richiesta, tramite prestanome, di contributi a fondo perduto previsti dall’articolo 25 del Decreto Legge 19 maggio 2020, attraverso l’attestazione di un volume di affari fasullo, per dimostrare i mancati introiti a causa del Covid19.

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L’imprenditore magionese avrebbe collaborato con uno degli arrestati per presentare le richieste di prestiti per le sue aziende in difficoltà a causa della chiusura imposta dal Governo per fronteggiare il Coronavirus. Risulta indagato, ma senza alcun legame con la ‘ndrangheta.

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