Truffa alla Regione Umbria con i fondi europei per l'innovazione tecnologica, società e amministratori nei guai

Secondo la Procura perugina avrebbero presentato documentazione fiscale e contabile fasulla per gonfiare i rimborsi e i finanziamenti

Truffa in concorso ai danni della Regione Umbria tramite fatture gonfiate per il rimborso delle spese sostenute nell’ambito dei progetti con i fondi europei. Un sistema così collaudato che, forse, è arrivato il momento di cambiare le norme. I tre imputati, difesi dagli avvocati Gianni ed Eugenio Zaganelli e Giuseppe Pennino, hanno avanzato richiesta di giudizio abbreviato.

La Procura di Perugia contesta ai tre imputati, due persone e una società, di aver indotto in errore i funzionari della Regione Umbria nell’erogare i finanziamenti grazie alla “formazione” e alla “produzione” di “documentazione falsa (composta da dichiarazioni, fatture, documenti contabili e di trasporto” che avrebbero dovuto attestare il conseguimento degli obiettivi previsti dal bando per il sostengo alla diffusione della tecnologia nelle aziende.

I due imputati e la società avrebbero “ingiustamente” incassato 26.530 euro per un laser e una stampante 3D, con un danno per la Regione Umbria e per altri imprenditori che erano rimasti fuori dal bando.

Secondo la Procura l’azienda in questione aveva presentato fatture per due macchinari di precisione per un ammontare di 53.600 euro (la metà rimborsabile con i fondi europei e regionali), quando in realtà uno sarebbe stato pagato appena 8mila euro, mentre un altro per il restante ammontare non sarebbe mai stato acquistato e tanto meno consegnato, come risulterebbe da bolle di consegna falsificate.

Per avvalorare i pagamenti, secondo l’accusa, avrebbero prodotto anche falsi bonifici bancari che non risultano presso la banca della società. Anche i documenti di trasporto dei prodotti e dei macchinari sarebbero stati falsificati.

Un’altra contestazione riguarda la documentazione che attestava il collaudo dei macchinari che riportava la forma di un consulente, il quale ha disconosciuto tale firma e anche di aver redatto la relazione.

Secondo la Procura sarebbe falsa anche la dichiarazione dei redditi utilizzando la falsa documentazione contabile “al fine di evadere le imposte dirette e l’imposta sul valore aggiunto”.

Lo stesso schema era stato ripetuto per l’acquisto di un altro macchinario per 53mila euro di valore, con spesa rendicontata di 36mila euro, ma mai effettuata. Il macchinario sarebbe poi stato rivenduto, sempre con fatture false, ad un’altra società.

Altro tentativo di truffa contestato riguarda un macchinario da 100mila euro, con fattura da 140mila euro di spesa, in realtà pagati solo 24mila euro. Anche se i bonifici di pagamento risultavano nella documentazione presentata, ma non alla banca che avrebbe dovuto provvedere al pagamento. Per la Procura il bonifico sarebbe stato disposto, salvo revoca immediatamente dopo, ma la ricevuta presentata era quelle del pagamento fatto.

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Oltre alla truffa la Procura ha contestato anche la falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico avendo tratto in errore i funzionari pubblici nell’erogazione del finanziamento.

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