Giro di finti certificati medici per non andare al lavoro: 7 indagati tra medici e agenti della penitenziaria

Truffa aggravata, falso in atto pubblico e falsità ideologica. Sono sette - tra medici e poliziotti della penitenziaria – le persone finite sotto la lente della procura per un presunto giro di certificati medici falsi

Immagine d'archivio

Truffa aggravata, falso in atto pubblico e falsità ideologica. Sono sette - tra medici e poliziotti della penitenziaria – le persone finite sotto la lente della procura della Repubblica del capoluogo umbro per un presunto giro di certificati medici falsi attestanti malattie. Un presunto “raggiro” che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di due medici e di cinque agenti di polizia a cui è stato notificato l’avviso di conclusione indagini.

Secondo la ricostruzione accusatoria, con la complicità di un medico originario dell’Altotevere alcuni agenti della Polizia penitenziaria di Perugia attraverso i falsi certificati sarebbero riusciti ad ottenere un ingiusto profitto “pari alla retribuzione indebitamente percepita per il periodo di tempo in cui erano ingiustificatamente assenti dal posto di lavoro, con conseguente danno per l’ente”.

L’ente in questione è la Direzione dell’istituto Penitenziario alla quale venivano presentate le certificazioni “inducendo così in errore l’amministrazione penitenziaria sulla legittimità dell’assenza per malattia”. La sussistenza di una determinata patologia che poteva essere anche "come causa di servizio" sarebbe stata appurata senza che il paziente venisse sottoposto a visita medica. 

Indagata anche una dotoressa della Guardia Medica che  secondo le indagini coordinate dalla procura  avrebbe -  tramite certificazione – attestato falsamente lo stato di malattia di una agente della polizia penitenziaria. Alla dottoressa viene contestato un unico episodio risalente al 2016 mentre al medico dell’Altotevere vengono contestati vari episodi, dal 2015 al 2018.

Ma come funzionava il meccanismo? Le certificazioni che avrebbero dovuto attestare una malattia e quindi giustificare l’assenza dal lavoro, sarebbero state redatte senza previa visita medica.  Tra le accuse contestate ad uno degli agenti,  anche quella di aver modificato nella data della prestazione sanitaria, il certificato medico consegnato poi all'amministrazione di appartanenza "al fine di giustificare la sua assenza dal proprio domicilio durante la visita fiscale".  Gli indagati sono difesi dagli avvocati: Francesco Maria Falcinelli, Donatella Paccoi, Antono Aiello, Silvia Terradura, Katia Mercuri. 

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