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Cronaca

Truffa dei carburanti importati senza pagare l'Iva: sei persone e 3 società davanti al giudice

Contestate “operazioni soggettivamente inesistenti per un importo imponibile” di oltre 40 milioni di euro e Iva non pagata per quasi 9 milioni di euro

Sei persone e tre società davanti al giudice per l’udienza preliminare Angela Avila per rispondere del reato di associazione per delinquere finalizzata ad una lunga serie di reati fiscali, a partire dal mancato versamento dell’Iva, e frode nel commercio dei carburanti.

È stata fissata all’11 novembre l’udienza preliminare a carico di 6 persone e tre società, difesi dagli avvocati Teresa Giurgola, Fabrizio Chianese, Francesco Picca, Fernando Mucci, Francesco Blasi, Sabino Antonino Sarno, Luigi Senatore e Nicola Di Mario, accusate di aver messo in atto “frodi attuate mediante l’utilizzo di società di comodo intestate a prestanomi, le quali acquistavano il prodotto energetico di origine comunitaria da società caritere nazionali che non versavano l’Iva e dedite esclusivamente all’emissione di fatture per operazioni inesistenti”.

Proprio grazie al mancato versamento dell’Iva sarebbe stato possibile, sostiene il sostituto procuratore Manuela Comodi, immetterre “in commercio un carburante a prezzi fuori mercato e l’imposta addebitata al cliente a titolo di rivalsa indebitamente compensata dall’utilizzo delle fatture per operazioni inesistenti”.

Per l’accusa la cosiddetta “frode cartolare” sarebbe stata attuata “tramite più passaggi, interponendo” società fittizie, cioè la “cartiera”, quella che produce solo carte fasulle, “senza applicazione dell’Iva”, attestando “un falso titolo di non imponibilità a prezzo maggiorato”, rivendendo poi sottocosto in Italia ai clienti finali e recuperando l’Iva riscossa e non versata.

Gli imputati, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbero partecipato con compiti precisi: c’era chi “si adoperava, in maniera stabile e continuativa, a sovrintendere e gestire le varie fasi dell’illecita attività”, chi “interloquiva sia per la commercializzazione del carburante sia per gli investimenti commerciali”, ancora chi “gestiva la commercializzazione del prodotto energetico con clienti residenti nel sud Italia”, chi manteneva i contatti tra società e persone o chi si occupava della logistica e del trasporto del carburante o, smplicemente, chi aveva messo a disposizione “il proprio deposito per lo smistamento sul territorio umbro del carburante commercializzato in evasione d’imposta”.

Secondo l’accusa nel 2016 e nel 2017 gli imputati avrebbero emesso fatture per “operazioni soggettivamente inesistenti per un importo imponibile” di 40.467.222,13 di euro, cui va aggiunta la cifra di 8.635.793,78 euro di Iva non pagata.

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