Versa mezzo milione di euro dai conti dei clienti in quello della moglie, promotore finanziario condannato

L'uomo è accusato di appropriazione indebita e falso per aver sottratto i risparmi a decine di persone e raggirato l'istituto di credito per cui lavorava. Dovrà dare 200mila euro alla banca, per i clienti serve l'azione civile

Promotore finanziario svuota i conti correnti dei clienti e versa tutto in quello della moglie. L’uomo, difeso dall’avvocato Francesco Falcinelli, è accusato di appropriazione indebita e falso per aver fatto sparire quasi 500mila euro dai conti bancari dei clienti che seguiva come promotore finanziario per un gruppo bancario nazionale.

Secondo l’accusa il promotore finanziario avrebbe effettuato 72 bonifici, dai conti dei clienti, per una cifra pari a 419.000 euro, ma non nei fondi di investimento della banca, bensì nel conto corrente della moglie.

La documentazione per giustificare tali movimenti sarebbe stata, inoltre, falsificata per far credere ai clienti di aver acquistato polizze, buoni, azioni e quote di fondi d’investimento. Alla banca, invece, non sarebbe mai stata inoltrata la documentazione riferibile alle posizioni dei clienti stessi.

Per anni il promotore finanziario avrebbe agito tramite internet banking sui conti dei clienti, senza che la banca si accorgesse di nulla. Solo da un controllo sulle operazioni, perché apparse anomale in quanto senza documentazione necessaria, è stato scoperto l’inganno e anche le violazioni del protocollo che regolamenta la raccolta delle disposizioni dei clienti.

Banca e clienti si sono costituiti parte civile, tramite gli avvocato Bruna Pesci, Beatrice Grisanti, Giuseppe De Lio e Mario Monacelli, chiedendo il sequestro di soldi e beni fino all’ammontare del denaro versato dai clienti e non ricevuto dalla banca.

I clienti chiedono indietro il denaro, mentre la banca ritiene che quei soldi dovevano finire nelle loro casse, lamentando un danno ancora non quantificabile perché altri ammanchi non sarebbe stato possibile ricostruire a causa dalla mancanza di documenti, commissioni e atti autorizzativi.

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L'uomo è stato condannato a due anni e mezzo di reclusione (alcuni reati erano prescritti), al risarcimento di 200mila euro a favore della banca, mentre i clienti dovranno fare un'azione civile per ottenere il risarcimento.

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