Uno timbrava e l'altro rimaneva a casa, condannati due dipendenti "infedeli" del Comune di Panicale

Tre mesi di reclusione e mille euro di risarcimento a favore dell'ente. La Procura contestava quattro episodi, il giudice ha ritenuto l'assenteismo e la truffa solo in un caso

Tre mesi di reclusione e mille euro di risarcimento a favore del Comune di Panicale. È la condanna inflitta a due dipendenti che avrebbe raggirato l’ente con la timbratura fasulla del cartellino. Ai due erano contestati quattro episodi, ma il giudice ha ritenuto sussistente solo un caso in cui uno dei dipendenti avrebbe timbrato il cartellino, mentre il collega sarebbe rimasto a casa. L’accusa era di aver utilizzato in maniera scorretta i badge e di truffa ai danni dello Stato.

Nel febbraio del 2013 i carabinieri avevano fermato e controllato, all’uscita della sede degli uffici circoscrizionali della frazione di Tavernelle, tre operai comunali, dipendenti del comune di Panicale. Erano le 18.30 e gli operai avevano finito il loro turno. Il controllo, però, non era casuale, in quanto i militari stavano già indagando e si aspettavano di veder uscire quattro dipendenti e non tre. Esaminando i dati del sistema di archiviazione elettronico del Comune era emerso che il quarto dipendente risultava al lavoro con entrata alle 7.10 e uscita alle 18.30. Dagli uffici, però, non era mai uscito e neanche entrato, nessuno lo aveva visto al lavoro.

Secondo l’accusa era stato un collega ad attestare la presenza strisciando il badge e poi nascondendolo in un cassetto all’interno degli uffici comunali. E per questo era stato solo denunciato. L’altro dipendente era stato convocato in caserma e arrestato, subito convertito nella misura dei domiciliari.

Secondo il capo d’imputazione i due dipendenti avrebbero indotto “in errore l’ente sull’effettivo svolgimento del servizio di ..., nell’orario compreso tra le 7.05 e le 13.30 e tra le 14.33 e le 19.45 del21.02.2013; tra le 7.12 e le 13.33 e le 14.29 e le 19.06 del 22.02.2013, tra le 07.39 e le 13.36 e tra le 14.39 e le 19.34 del 25.02.2013 e tra le 14 e le 18.30 del 26.02.2013, così da procurare il pericolo di un ingiusto profitto per il dipendente, pari alla retribuzione relativa ai periodi di tempo di assenza da lavoro, con pari danno nel patrimonio dell’ente.

I due dipendenti erano difesi dagli avvocati Alessandro Vesi e Massimo Rossini e la condanna è arrivata per uno solo degli episodi contestati dalla Procura di Perugia.

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