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Cronaca

Deruba tre anziani dei risparmi con la scusa della figlia malata: badante condannata

La donna aveva intrecciato una relazione con le vittime, mentre le assisteva, e con varie scuse si era fatta consegnare denaro e anche un'autovettura

Tre anni e 6 mesi di reclusione e 85mmila euro di provvisionale per aver derubato tre anziani che aveva assistito come badante.

I tre anziani, deceduto nel corso del processo, sarebbero stati raggirati dalla badante, una algerina di 64 anni difesa dall’avvocato Vittorio Lombardo, versando alla donna fino a 177mila euro, avendo creduto alla sua storia personale, vittima di parenti che le volevano togliere un’eredità o della figlia gravemente malata e bisognosa di cure (storia simile a quella raccontata proprio ieri sera dalla trasmissione “Le Iene”).

La Procura di Perugia aveva contestato alla donna i reati di truffa ed estorsione per aver sottratto denaro, con l’inganno e le minacce, a tre anziani che assisteva e con i quali aveva iniziato una relazione sentimentale, tra il 2008 e il 2013. Come scritto i tre anziani sono morti nel corso del processo e i familiari si sono costituiti con l’avvocato Pietro Giovannini. La donna avrebbe “falsamente rappresentato alle persone offese di avere necessità di denaro per assistere la figlia ricoverata in una comunità per tossicodipendenti, al nord Italia” e quindi di aver bisogno di soldi per viaggiare e “per affrontare spese legate a una inesistente divisione ereditaria in corso in Algeria, altresì carpendo la buona fede delle vittime, con le quali al contempo instaurava una relazione affettiva e sentimentale e promettendo loro la restituzione delle somme ricevute”.

I tre avrebbero versato all’imputata 177mila euro, tra assegni, contanti, cambiali e la sottoscrizione del finanziamento per l’acquisto di un’auto.

Il reato di estorsione sarebbe avvenuto nel corso di un incontro della donna con una delle vittime, durante il quale l’imputata avrebbe chiesto denaro, altrimenti si sarebbe ferita da sola per poi accusare l’anziano.

Il pm in udienza aveva chiesto una condanna a 3 anni, ma il giudice ha ritenuto che fosse più corretta l’aggiunta di 6 mesi alla pena, disponendo una provvisionale che si avvicina alla somma sottratta dalla donna. Per il risarcimento i familiari dovranno rivolgersi alla giustizia civile.

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