Lunedì, 22 Luglio 2024
Cronaca

Truffa alla Stranieri con i mancati incassi della retta degli studenti: dalla Cina rispunta l'indagato "fantasma"

Scaduti i termini per la presentazione di richieste alla Procura da parte degli indagati. Pronta la richiesta di rinvio a giudizio

L’indagato “fantasma” rispunta fuori in Cina e la Procura di Perugia si prepara a chiedere il rinvio a giudizio per la vicenda degli studenti cinesi all’Università per Stranieri.

Uno dei due cittadini cinesi indagati nell’ambito dell’inchiesta sugli ammanchi e i falsi documenti per le iscrizioni a tasso scontato degli studenti del “celeste impero”, difesi entrambi dall’avvocato Leonardo Orioli, ha depositato la nomina del difensore dopo che in fase di chiusura delle indagini era risultato irreperibile. Al momento si trova in Cina.

I due cittadini cinesi, entrambi legati ad un’agenzia di supporto agli studenti, rispettivamente titolare e agente per l’Italia dell’agenzia Grifone international culture communication limited di Hong Kong. I due non sono sospettati di aver omesso il pagamento delle quote spettanti all’ateneo, ma di aver architettato una truffa più vasta, falsificando atti ufficiali dell’Università e proponendo un’iscrizione scontata (per poter incassare la differenza sull’intero ammontare che gli studenti avrebbero pagato). Sconto proposto come ufficialmente accettato dall’ateneo.

Per entrambi gli investigatori si sono premurati di accertare l’elezione di domicilio presso il legale. Un passaggio che svela l’arrivo della richiesta di rinvio a giudizio.

Le indagini della Procura di Perugia (l’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a cinque persone, tre dipendenti della Stranieri e due cittadini cinesi) riportano bel altro. L’allora direttore generale dell’ateneo e l’allora responsabile per le relazioni internazionali avrebbero fatto passare, senza autorizzazione del consiglio di ateneo, una sorta di pre iscrizione per permettere alle autorità cinesi di rilasciare i visti agli studenti prescelti. Nelle pre iscrizioni sarebbero finiti anche studenti che poi non sono mai giunti in Italia.
A questo punto sarebbe entrata in scena l’agenzia dei due cinesi. Senza autorizzazione dell’ateneo, infatti, sarebbe stato riconosciuto un accordo fra la Stranieri e l’agenzia che riconosceva il diritto alla società di trattenere una provvigione sulle iscrizioni. E questo avrebbe provocato il buco milionario.

Il tutto fatto attraverso documenti falsi, come un verbale di una riunione del senato accademico nel quale si avanza la proposta di ridurre il costo dell’iscrizione per gli studenti cinesi del 20%. Il secondo documento, invece, sarebbe un atto di un funzionario, sempre con firma falsa, con il quale si darebbe il via libera allo sconto.

I cinque indagati sono difesi dagli avvocati Francesco Falcinelli, Giosuè Naso, Michele Gamboni e Leonardo Orioli.

Secondo la Procura ci sarebbe un “rosso” di quasi 4 milioni di euro nei conti dell’Università Stranieri di Perugia a seguito della presunta truffa per le iscrizioni di migliaia di studenti cinesi che seguivano i corsi Turandot e Marco Polo.

Gli studenti cinesi arrivavano in Italia grazie a progetti di cooperazione internazionale, tramite agenzie specializzate per questo tipi di scambi culturali. Queste agenzie si sarebbero occupate anche del pagamento delle tasse di iscrizione ai corsi, trattenendo una percentuale e pagano la retta. Questa percentuale, però, sarebbe stata decisa da un funzionario, indagato, e mai approvata dal senato accademico; ma per le agenzie cinesi quello sconto sarebbe stato già attivo, quindi avrebbero trattenuto le somme a loro riservate. D’altronde da loro funziona così, la burocrazia e le regole stringenti, non valgono.

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