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Truffa al ristorante Faliero: "Io, nascosta dietro un cespuglio per spiare le mosse del fornitore"

Torna in aula il processo a carico di un ex fornitore del noto ristorante al lago, accusato di truffa

La presunta truffa al noto ristorante Faliero, meglio conosciuto come La Maria, al lago Trasimeno, è sbarcata nuovamente nelle aule di giustizia del tribunale di Perugia. A sedere al banco degli imputati, è un ex fornitore di cui la famiglia, che da anni gestisce il ristorante, si fidava ciecamente. Una fiducia "tradita", quella che avrebbe portato a sporgere denuncia contro il fornitore, a causa di alcuni ammanchi che si sarebbero registrati proprio quando scaricava la merce per il locale. Da quel momento sarebbe partito un monitoraggio "fai da te" per cercare di far luce sulla vicenda. Oggi in aula, dinanzi al giudice Pazzaglia, è stata sentita una parente della famiglia. "Fui contattata a fine luglio - inizio agosto per fare delle riprese - spiega in aula la teste - Mia sorella mi aveva accennato che c'erano alcuni problemi. L'ipotesi era che il fornitore non scaricasse tutta la merce che c'era nella bolla, e così mi hanno chiesto che soffi disposta a fare questi accertamenti". 

Truffa ai danni del ristorate "Faliero": "Siamo stati traditi da un fornitore di cui ci fidavamo ciecamente"

Così la donna, armata di videocamera, si sarebbe recata nei pressi del ristorante per documentare le mosse del presunto fornitore furbetto. Dopo aver aiutato a fare l'inventario, si sarebbe infine nascosta dietro una siepe aspettando l'arrivo del furgone. Da lì l'uomo scendeva e scaricava la merce nell'unica cella frigorifera deputata a questo, secondo quanto spiegato in aula. Poi sarebbe sceso al ristorante per far firmare la bolla. 

I fatti risalgono a qualche anno fa. Il dipendente riforniva il locale circa due volte a settimana, avendo le chiavi della cella frigorifera entrava, lasciava gli scatoloni con la merce e consegnava la bolla ai gestori, ma qualcuno, a lungo andare, ha iniziato a capire che qualcosa non andava e così è iniziato un lungo monitoraggio della merce presente, quella che veniva scaricata  e quella inserita sulla bolla. A detta del ristorante tutte le volte c'era una differenza di 500-700 euro tra quello sulla carta (e quindi pagato) e quello realmente depositato nella cella frigorifero. 

L’imputato-difeso dall’avvocato Tunno- all’epoca dipendente della società di fornitura (estranea ai fatti) si è invece sempre dichiarato innocente. La prossima udienza, per l'ascolto di altri testi, è stata fissata al prossimo 9 gennaio. La famiglia è parte civile con l'avvocato Alessandro Vesi. 

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