"Troppo mascolina" per essere violentata, il caso di competenza della Corte d'appello di Perugia

La Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di Ancona di assoluzione due giovani condannati in primo grado per violenza sessuale, motivando che la vittima somigliasse ad un maschio

Due ragazzi peruviani sono stati assolti dalla Corte d’appello di Ancona dall’accusa di aver violentato una connazionale perché questa era più simile ad un maschio che ad una femmina.

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio questa assoluzione. Adesso del caso se ne occuperanno i giudici della Corte d’appello di Perugia.

Secondo i giudici di Ancona la ragazza, stuprata secondo il suo racconto dopo aver bevuto una birra che conteneva una droga che ne aveva annullato le difese, era troppo mascolina e poco avvenente per essere oggetto di una attrazione sessuale. Non solo, sempre per i giudici la ragazza, sarebbe una “scaltra peruviana” e “non è possibile escludere che sia stata proprio” lei “ad organizzare la nottata goliardica, trovando una scusa con la madre”. Per i giudici ci sono altri due elementi a favore degli imputati: la fotografia della giovane, per nulla avvenente (sic) e il nomignolo affibbiato alla giovane come contatto nel cellulare: “Nina Vikingo”, come a dire che fosse molto mascolina.

Della vicenda ha parlato anche il procuratore generale presso la Corte di Appello di Ancona, Sergio Sottani, già pubblico ministero a Perugia: “Bisogna evitare che nei processi l'uso delle parole possa costituire una forma ulteriore di violenza nei confronti della vittime”. E sulla mancata attrazione sessuale come elemento a sfavore dello stupro, precisa: “Credo debba essere evitato perché si rischia di appesantire lo stress cui la vittima è già sottoposta”.

Adesso la parola passa ai giudici di Perugia.

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